Navalny, la vedova Yulia sfida Putin: «Lo ha ucciso lui, ha usato il Novichok. Sappiamo perché e ve lo diremo presto»

Il video della vedova: «Sappiamo perché l’ha ucciso tre giorni fa». Incontro con Tajani: continuerò il lavoro. Trump rompe il silenzio e attacca gli Usa

Navalny, la vedova sfida Putin: «Lo ha ucciso lui, ha usato il Novichok. Presto vi diremo perché»

di Raffaella Troili

«Cosa avrebbe fatto Alexei al mio posto?». Non ha avuto dubbi, Yulia Navalnaya, vedova dell’oppositore di Putin morto “ufficialmente” il 16 febbraio nel carcere di massima sicurezza IK-3 di Karph in Siberia, che ha preso in tempo reale il testimone del marito e che in un video di 9 minuti diffuso sui social da Bruxelles, dove era ospite della riunione dei ministri degli Esteri Ue, ha promesso «di continuare la sua lotta contro il Cremlino» e accusato Putin dell’assassinio. Yulia, in abito nero, capelli raccolti e sorriso di circostanza, ha dichiarato che il marito è stato ucciso con il Novichok. «Nascondono vigliaccamente e meschinamente il suo corpo, rifiutandosi di darlo a sua madre e mentono miseramente mentre aspettano che scompaiano le tracce di un altro Novichok di Putin».

Le lacrime tenute a freno, ha lanciato più di un messaggio: «Uccidendo Alexei, Putin ha ucciso metà di me, metà del mio cuore e metà della mia anima. Ma ho ancora l’altra metà, che mi dice non ho il diritto di rinunciare, continuerò il lavoro di Alexei Navalny, continuerò la lotta per il nostro Paese. Voglio vivere in una Russia libera, voglio costruire una Russia libera». Soprattutto ha chiaramente indicato nel presidente russo l’assassino del marito: «Noi sappiamo esattamente perché Putin ha ucciso Alexei tre giorni fa. E ve lo diremo presto. Scopriremo in modo definitivo chi è esattamente responsabile e come esattamente questo crimine è stato commesso». Come a dire: il team dell’oppositore, come già successo in passato quando ha dato filo da torcere all’intelligence russa, ha altri assi nella manica da calare. «Faremo dei nomi e presenteremo le loro facce», ha detto ancora Navalnaya.

Poi l’esortazione ai russi, lo sguardo dritto nella telecamera, la voce tremante «per condividere non solo il dolore ma anche la mia rabbia. E odio per coloro che hanno osato uccidere il nostro futuro. Mi rivolgo a voi con le parole di Alexey: “Non è un peccato fare poco, è un peccato non fare nulla. È un peccato lasciarsi intimidire”». E l’invito a unirsi per realizzare il sogno del marito di una «bella Russia del futuro. La cosa principale che possiamo fare per Alexei e per noi è continuare a combattere. Più forte, più ferocemente e valorosamente di quanto abbiamo fatto prima. Dobbiamo unirci e colpire quel folle regime, Putin, i suoi amici, banditi con le spalline, ladri e assassini che hanno mutilato il nostro Paese». Navalny era stato avvelenato già il 20 agosto 2020 durante un viaggio in Siberia, anche allora i suoi sostenitori denunciarono l’uso del novichock.

Sul volo di ritorno a Mosca dalla città siberiana di Tomsk il dissidente russo ebbe un malore. Dopo un atterraggio di emergenza nella città di Omsk, Navalny fu ricoverato in coma, la moglie scrisse a Putin per chiedergli l’autorizzazione al trasferimento in un ospedale all’estero. Grazie a una ong tedesca fu ricoverato a Berlino. Dopo la guarigione, la coppia scelse di tornare a Mosca. Ma, atterrato, Navalny fu arrestato. Esattamente tre anni fa. 

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GLI INCONTRI

Navalny «è stato assassinato deliberatamente. E ciò dimostra la spietatezza e la perfidia di Putin, per il quale nessuna vita umana conta davvero», le parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen in conferenza stampa a Bruxelles. Yulia è stata accolta dal presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, che ha condannato quella che ha definito «la brutalità del regime canaglia del Cremlino». Poi l’incontro con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha riferito: «Yulia Navalnaya è una donna che vuole continuare a battersi per difendere la libertà nel suo Paese e ha ribadito che la Russia non è Putin e Putin non è la Russia». Il capo della politica estera Ue Josep Borrell le «ha assicurato che Putin e il suo regime saranno ritenuti responsabili della morte» e che «continueremo a sostenere il diritto di espressione in Russia», augurandosi che «il 13esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca venga approvato entro il 24 febbraio». La Ue proporrà anche sanzioni contro i responsabili, che potrebbero includere l’uso di beni russi congelati, mossa che si aggiungerebbe a un prelievo che il Belgio esige dagli interessi sulle riserve di liquidità immobilizzate. Borrell ha suggerito che i funzionari carcerari russi collegati alla morte di Navalny potrebbero essere aggiunti all’elenco delle persone soggette a congelamento dei beni e divieti di viaggio nel 13° pacchetto di sanzioni del blocco contro la Russia da quando Mosca ha invaso l’Ucraina e che ieri ha ottenuto l’ok anche dell’Ungheria. A queste si aggiungono le ulteriori sanzioni annunciate dal presidente Usa Joe Biden legate alla morte di Navalny. Quanto all’ex presidente Donald Trump ha rotto il silenzio sull’accaduto evitando però critiche al Cremlino e interpretandolo piuttosto come un segno del collasso degli Usa: «Confini aperti, elezioni truccate, decisioni ingiuste dei tribunali stanno distruggendo l’America, siamo un Paese in declino». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Febbraio 2024, 12:52
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