Effetti del Midterm/ Gli Usa al voto non decidono solo su Trump

Stasera gli statunitensi votano per il rinnovo del congresso americano. Se il partito democratico dovesse conquistare la Camera e il partito repubblicano il Senato, Trump non avrebbe motivo di modificare il suo modo politico di essere. La sua comunicazione rimarrebbe immutata così come la sua linea politica estera e interna.
Trump ha incentivi a rimanere se stesso anche per il successo che sta avendo all’estero. Sono sempre più numerosi i leader politici, in Europa e in America Latina, che lo assumono come modello. L’ultimo caso è quello di Bolsonaro in Brasile, che ha subito cercato di compiacere il presidente americano annunciando di voler trasferire l’ambasciata brasiliana da Tel Aviv a Gerusalemme. Trump si compiace davanti alla diffusione del trumpismo. 

Se, invece, il partito democratico conquistasse Camera e Senato sono ipotizzabili cambiamenti limitati in politica interna ed estera. In politica estera, Trump non cambierebbe il suo approccio verso Corea del Nord, Siria, Libia, Iran e Israele. 
L’atteggiamento di Trump verso la Corea del Nord è largamente condiviso dai democratici ed è, di fatto, lo stesso del democratico Clinton che, nel 1994, prima pensò a un bombardamento e poi strinse un accordo con tanto di aiuti economici. Fu un fallimento totale. Sarà un fallimento totale anche quello di Trump, giacché Kim Jong-un, per nessun motivo al mondo, si spoglierà delle sue testate nucleari. Lo splendido libro di John Mearsheimer, Verità e bugie nella politica internazionale, appena tradotto da Luiss University Press, ci ricorda che occorre sempre distinguere ciò che i capi di Stato dicono da ciò che fanno. Trump può dire ciò che vuole ma, in Siria, fa le stesse cose di Obama. Il che significa che non fa sostanzialmente niente davanti all’avanzata di Putin, il quale, mese dopo mese, riconquista il Paese in collaborazione con l’Iran e le milizie sciite di Hezbollah. Ovviamente, Trump, come Obama, ha da tempo rinunciato all’idea di rovesciare Assad perché non ritiene che sia possibile, dati i rapporti di forza in campo. Trump confermerebbe anche la linea politica verso l’Iran, giacché il ritiro dagli accordi voluti da Obama è cosa fatta, e quella verso Israele, dove il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme è già avvenuto con tanto di festeggiamenti. E comunque non potrebbe cambiare atteggiamento verso l’Iran che è legato all’atteggiamento verso Israele. Non esistono possibilità di compromesso: essere amici d’Israele implica essere nemici dell’Iran. Anche la linea verso la Libia è condivisa con i democratici. Trump, come Obama, ritiene che la strategia migliore sia il disimpegno. Purtroppo per l’Italia e per Enzo Moavero Milanesi.

Una vittoria del partito democratico alla Camera e al Senato avrebbe maggiori conseguenze sulla politica interna che su quella estera. I democratici avrebbero infatti la possibilità di porre Trump sotto processo per avere tentato, ammesso che sia dimostrabile, di sabotare la campagna elettorale del partito democratico in combutta con Putin. Trump ha lasciato intendere, in più occasioni, di avere messo in conto che potrebbe accadere. Che abbia paura è comprensibile date le confessioni dei suoi più stretti collaboratori. Non a caso, sta cercando di ostacolare la prosecuzione delle indagini in tutti i modi leciti. Il 23 agosto 2018, in un’intervista all’emittente televisiva Fox News, ha dichiarato che gli sembrerebbe incredibile che un presidente di così grande successo in campo economico possa essere incriminato dal congresso. Queste sono state le sue parole testuali all’intervistatrice Ainsley Earhardt: “Non so come qualcuno possa mettere in stato d’accusa qualcuno che ha fatto un grande lavoro”. Se i democratici si troveranno nella condizione di agitare lo spettro dell’impeachment, Trump dovrà frenare alcuni suoi impulsi per ottenere un compromesso salvifico. Probabilmente, dovrà rallentare il suo tentativo di trasformare la corte suprema americana in un feudo conservatore. I democratici sanno che, una vota riconquistata la Casa Bianca, potrebbero immediatamente rovesciare le politiche di Trump sull’immigrazione, ma una corte suprema repubblicana sarebbe un lascito duraturo. I suoi nove giudici hanno un mandato a vita con un’influenza enorme sulla politica interna. Sono circa cento le controversie che sono chiamati a dirimere ogni anno. Furono loro a pronunciarsi sulla legittimità del bando di Trump contro i migranti di alcuni Paesi musulmani e i matrimoni omosessuali.
aorsini@luiss.it
Martedì 6 Novembre 2018, 00:50
© RIPRODUZIONE RISERVATA