Il mistero della ragazza che ha dormito 18 mesi: centinaia di casi , un rebus per la scienza
di Francesca Pierantozzi

Svezia, il mistero della ragazza che ha dormito 18 mesi: centinaia di casi , un rebus per la scienza

Nola aveva due anni e mezzo quando lasciò la Siria con i suoi, yazidi perseguitati, per cercare una nuova vita in Svezia. Ne aveva otto quando tradusse la lettera ufficiale che respingeva la richiesta di asilo. Pochi giorni dopo si addormentò. Un mese, due, tre, scanner, elettroencefalogramma, risonanze magnetiche, ospedali, centri di ricerca. Nola ha continuato a dormire: con tutte le funzioni vitali normali, ma prigioniera di un sonno simile a un coma, inspiegabile ai medici. Si è svegliata dopo più di 18 mesi. Un mistero. Che la neurologa Suzanne O'Sullivan svela nel suo ultimo saggio, Sleeping Beauties (belle addormentate) appena pubblicato in Gran Bretagna da Picador. «Crediamo che il brodo di pollo curi il colpo di freddo e non crediamo che le ragazze dei Miskito del Nicaragua si ammalino di grisi siknis con vertigini, convulsioni e svenimenti, o che in Kazakistan molti ragazzi a rischio di deportazione perdano coscienza o che in Svezia, decine e decine di giovani, dai 7 ai 19 anni, quasi tutte femmine, figlie di rifugiati, cadano a volte in un sonno lungo settimane, mesi, anche anni»: O'Sullivan non ha usurpato il titolo di detective dello spirito che la critica le attribuì quando vinse il Booker Prize nel 2016 con È tutto nella tua testa, pubblicato in Italia da Mondadori.

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COMA INSPIEGABILE
La primaria di Neurologia e responsabile di un centro per la cura dell'Epilessia a Londra si è recata al capezzale, di Nola, nel 2018, la ragazzina di dieci anni dormiva già da 18 mesi. Le terapie, gli scanner, le analisi e i consulti degli specialisti continuavano a essere impotenti: il cervello di Nola funzionava ancora benissimo, il suo corpo non presentava patologie, ma lei dormiva, dormiva solo, nel suo coma profondo, perenne, inspiegabile. La piccola era come una bambola, tenuta in vita da una sonda e dai massaggi perpetui dei suoi genitori. La dottoressa O'Sullivan era stata chiamata per un parere dai suoi colleghi. Lei aveva solo potuto dire che la malattia era vera ma che la cura non era in un farmaco. Lasciai Nola con un grande senso di frustrazione scrive oggi I medici che la curavano avevano messo tutte le loro energie in analisi del sangue e scanner, mi chiedevano di proporre un meccanismo cerebrale che potesse spiegare il suo stato. È dal 2000 che in Svezia si moltiplicano casi come quelli di Nola: quasi tutte bambine, ragazzine, tutte figlie di rifugiati, che a un certo punto cadono in un sonno profondo. Alcune per brevi periodi, altre, come Nola, per anni Sindrome della rassegnazione l'hanno chiamata. Per i cinici, ha scritto O'Sullivan nel suo saggio, si tratta di un imbroglio, di una finta, come spesso sono considerate le malattie psicosomatiche, specie se di massa: fenomeni isterici, al limite misteriosi. Per O'Sullivan, invece, sono «sindromi legate alla cultura, metafora di qualcosa che non può essere espresso in modo più esplicito. A volte i medici sono talmente occupati a guardare nella testa della gente, da dimenticare i fattori sociali che creano la malattia, o magari hanno solo paura di essere accusati di criticare la persona, la sua famiglia, la sua comunità. E così la sindrome della rassegnazione è diventata un mistero invece di essere definita il prodotto di una crisi mondiale dell'immigrazione».


LESSICO MEDIEVALE
Con il suo saggio O'Sullivan prosegue il suo viaggio nelle malattie psicosomatiche, per le quali il lessico è restato spesso quello medievale: isteria, nevrastenia, pazzia, magari velatamente, stregoneria. «Ci troviamo nel pieno di una pandemia ha scritto qualche giorno fa sul Guardian O'Sullivan - Ci raccomandando di scrutare sintomi nei nostri corpi. Se c'è un momento adatto per diffondere un disturbo psicosomatico grazie ad ansia e suggestione, è questo. La minaccia di un virus può farci ammalare in tanti modi. È dal 2018 che visito comunità colpite da presunte epidemie di malattie psicosomatiche: so cosa possono fare al fisico. E so anche quanto la speranza possa curare». Intanto però Nola si è svegliata. «Sono felice di annunciarlo ha scritto la dottoressa O'Sullivan Ora si alimenta da sola, a volte va anche a scuola, ma non ha ancora ripreso a parlare. La sua famiglia ha ottenuto il permesso di restare in Svezia. Non è stata una terapia o una medicina a guarirla, ma la speranza di un futuro».


Ultimo aggiornamento: Sabato 17 Aprile 2021, 06:46
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