Burkina Faso, uccisi 4 cristiani: erano in processione, distrutta la statua della Madonna

Uccisi per strada dai terroristi islamici solo perché cattolici: non c'è pace per la minoranza cristiana in Burkina Faso. Dopo la strage di domenica, quando i jihadisti hanno massacrato un parroco e cinque fedeli durante la messa, stavolta è toccato ad altre quattro persone, falciate mentre partecipavano a una processione mariana. I due attentati sono stati messi a segno nella stessa regione settentrionale del Paese. Non lontano dal confine con il Niger, in un'area dove è maggiore la presenza di terroristi e dove i cristiani sono da tempo nel mirino: nella zona di frontiera col Burkina Faso un parroco nigerino è stato ferito a una mano e a una gamba. E ancora non si hanno notizie di padre Pier Luigi Maccalli, il missionario italiano rapito a settembre scorso.

Cristiani massacrati da un commando di 20 jihadisti in Burkina Faso: prete e 5 fedeli morti

 


«Quella in atto in Burkina oggi non è soltanto una guerra contro noi cristiani, ma è una guerra dichiarata contro Gesù Cristo - denuncia il vescovo di Kaya, monsignor Théophile Nare -. È chiaro che si vuole eliminare la presenza cristiana». Un'escalation di attacchi iniziata a metà febbraio, quando un sacerdote spagnolo e quattro doganieri sono stati uccisi in un attacco jihadista nella parte orientale del Paese. Proseguita il 17 marzo con il rapimento di un parroco locale. E che non sembra fare distinguo tra le diverse confessioni cristiane: il 28 aprile, sempre di domenica e sempre durante una funzione, era stato assassinato un pastore protestante insieme a cinque fedeli.

Nell'ultimo attacco, dopo avere ucciso i quattro fedeli in processione, gli estremisti islamici hanno anche distrutto la statua della Vergine. Domenica, durante la mattanza nella chiesa, hanno sparato al tabernacolo. «Quale messaggio più chiaro - lamenta il prelato africano - per dire: non vogliamo che voi cristiani pratichiate la vostra religione?». Intanto in Francia c'è stato l'omaggio nazionale ai due soldati «morti da eroi», ha ricordato il presidente Emmanuel Macron, durante un'operazione in Burkina Faso per liberare quattro ostaggi, lo scorso 10 maggio.

Dal 2014 Parigi ha schierato 4.500 militari nella zona del Sahel nel quadro di un'operazione anti-jihadista che tuttavia non è finora riuscita a venire a capo dell'attività di organizzazioni come Ansaroul islam, lo Stato islamico del grande Sahara, o il Gruppo di sostegno all'islam e ai musulmani. Sigle che negli ultimi quattro anni, nel solo Burkina Faso, hanno provocato almeno 350 morti.

Martedì 14 Maggio 2019, 11:59
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