Clima, Usa contro la Cina. Kerry: «Stop centrali a carbone, a rischio gli sforzi globali»

Clima, Usa contro la Cina. Kerry: «Stop centrali a carbone, a rischio gli sforzi globali»

La costruzione continua di centrali a carbone in Cina potrebbe vanificare gli sforzi globali contro i cambiamenti climatici. L'inviato americano per il clima John Kerry non ha usato mezzi termini parlando a Tianjin, in Cina, in vista della Cop26 di Glasgow in programma a novembre.

Dopo i vari incontri avuti con i funzionari di Pechino, Kerry ha sollecitato più coinvolgimento sull'ambiente con la consapevolezza che la «crisi non si risolve senza l'impegno totale» della Cina.

La risposta della Cina

Nel corso della giornata, tuttavia, la risposta di Pechino si è consolidata su una posizione ben definita: nessuna cooperazione bilaterale «sui cambiamenti climatici» è sostenibile sul lungo termine «senza un miglioramento delle relazioni bilaterali».

Il ministero degli Esteri Wang Yi è stato il primo a veicolare il messaggio nell'incontro in video conferenza tenuto mercoledi e di cui lo stesso ministro ha dato conto oggi. Wang ha accusato Washington di «un grave errore di calcolo strategico nei confronti della Cina», aggiungendo che è «impossibile che la cooperazione climatica Cina-Usa possa elevarsi al di sopra della situazione generale delle relazioni bilaterali. La palla è ora nel campo degli Stati Uniti che dovrebbero smettere di vedere la Cina come una minaccia e un avversario».

In giornata, invece, sono stati il vicepremier Han Zheng, uno dei sette componenti del Comitato permanente del Politburo, e Yang Jiechi, il capo della diplomazia del Partito comunista cinese, a sollecitare Washington ad adottare «politiche razionali e pragmatiche per lavorare con la Cina e far tornare i rapporti bilaterali sul giusto binario».

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La questione dei diritti umani

Le tensioni tra Pechino e Washington sono aumentate negli ultimi mesi con lo scontro sui diritti umani, il tracciamento dell'origine del Covid e l'intero bagaglio di attriti ereditato dall'amministrazione di Joe Biden da quella di Donald Trump.

Il cambiamento climatico, almeno finora, era tra le poche questioni in cui le parti avevano trovato note di armonia. «La creazione di nuove centrali a carbone rappresenta una sfida significativa agli sforzi del mondo», ha detto Kerry, osservando che la Cina, come più grande Paese responsabile dei gas serra, dovrebbe smettere di costruire nuovi impianti per non «annullare la capacità del mondo di centrare la neutralità delle emissioni entro il 2050».

Nonostante gli impegni a raggiungere il picco delle emissioni prima del 2030, lo scorso anno la Cina ha messo in funzione 38,4 gigawatt di impianti di generazione elettrica a carbone, più di tre volte quella attivata a livello globale. Kerry ha esortato Pechino a non lasciare che la cooperazione sull'ambiente sia influenzata dalle tensioni bilaterali, essendo una sfida globale. «È essenziale, non importa quali differenze abbiamo, dobbiamo affrontarla».

Il ruolo di leadership degli Usa

In vista della Cop26 di Glasgow a novembre, l'ex segretario di Stato sta tentando di spingere verso impegni più decisi tutti i principali Paesi coinvolti. «Abbiamo costantemente detto alla Cina e ad altri Paesi di fare del loro meglio nell'ambito delle loro capacità. Pensiamo che la Cina possa fare di più», ha precisato.

Pechino ha promesso di diventare 'carbon neutral' entro il 2060, ma continua a contare sul carbone per quasi il 60% del suo consumo energetico. «Abbiamo l'opportunità di avere un impatto positivo a Glasgow - ha concluso Kerry -. Dipende davvero dalle scelte che la Cina farà a questo punto».

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Settembre 2021, 20:28
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