Aereo abbattuto in Iran, l'avviso "muto" e l'ordine mancato: ecco gli errori dietro il disastro

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di Flavio Pompetti
Il volo Ukranian Airline 752 non sarebbe mai dovuto partire da Teheran la notte del disastro. Il comandante della forza aeronautica delle Guardie rivoluzionarie Amir Ali Hayizadeh aveva chiesto che tutti i voli turistici e commerciali fossero sospesi, in coincidenza con l'attacco missilistico alle basi irachene. La sua voce non è stata ascoltata per motivi che dovranno ancora essere chiariti, e questo ha permesso che l'aereo decollasse, mentre tutto intorno alla città le postazioni radar erano in allerta per il possibile arrivo della ritorsione statunitense, e dei missili che avrebbero potuto cadere dal cielo.

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IL RITARDO
Su questo sfondo si è consumata la tragedia. L'aereo aveva lasciato la pista alle 6:12:47 di mattina, con quasi un'ora di ritardo, e il pilota nell'ultima comunicazione con la torre di controllo aveva chiesto l'autorizzazione di salire di quota fino a 2.700 metri. La manovra di ascesa che ha effettuato a questo punto è quella che ha permesso alle autorità iraniane nei primi due giorni dopo l'abbattimento di nascondersi dietro la pietosa bugia che l'aereo era alle prese con problemi tecnici, e avrebbe tentato una virata per tornare verso la base. La traccia del volo è apparsa su uno dei radar di una postazione missilistica, e la decisione è stata presa in fretta: solo dieci secondi. L'impatto con il missile è avvenuto alle 6:14:45.

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LE POSTAZIONI
Decine di postazioni contraeree nel paese erano in attesa di una possibile pioggia di missili Cruize statunitensi, e la tensione era al massimo. L'operatore del Tor-M1 ha cercato di mettersi in contatto con il Comando centrale per la difesa aerea per comunicare quanto sospettava, ma non ha ricevuto una risposta immediata, e ha dovuto agire da solo. Il missile ha centrato in pieno l'aereo, che si è abbattuto al suolo con una traiettoria obliqua. Le prove di quanto è realmente accaduto hanno cominciato ad accumularsi sui siti di open source del web, grazie ai contributi di specialisti della balistica e della tecnica aeronautica infaticabili, che costruiscono una catena immediata di comunicazione ogni volta che si verifica una tragedia dei cieli. Tra loro si è distinto ancora una volta il ruolo di Bellingcat, un'organizzazione creata nel 2014 dal giornalista britannico Heliot Higgings con lo scopo di analizzare quanto stava accadendo sul territorio siriano durante la guerra civile. Fu Bellingcat nello stesso anno ad attribuire ai russi l'abbattimento del volo Malaysia Airlines 17, e a provare che il lanciamissili di fabbricazione russa Buk era entrato da poco nell'area del disastro.
 
 


LE VERIFICHE
L'osservazione collettiva di decine di specialisti ha permesso al sito di verificare l'ubicazione delle prime foto in arrivo, e di lanciare la notizia. In breve tempo sono apparse le immagini che mostravano la testa inesplosa di un missile Tor, ma l'inquadratura era talmente ravvicinata da rendere impossibile l'autenticazione della locazione. I resti di una porzione d'ala sembravano mostrare la perforazione tipica di un missile, che esplode spandendo parti metalliche ad alta velocità. Ma una lettura a più alta risoluzione ha confermato poi che si trattava di macchie di terra depositate dopo la caduta. L'apporto risolutivo è venuto da un video amatoriale che mostra la sequenza della detonazione del missile, con undici secondi che separano l'immagine dello scoppio, dalla percezione sonora. Un breve calcolo del rapporto delle velocità tra luce e suono ha permesso di concludere senza più incertezza che un missile aveva colpito l'aereo, prima ancora che una simile deduzione fosse confermata dal New York Times, sulla base di un filmato a più alto livello di risoluzione della stessa scena.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Gennaio 2020, 12:30
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