Piero Piazzi ex modello, ora talent scout: «Per sfondare? Studio, serietà e stile»

Piero Piazzi ex modello, ora talent scout: «Per sfondare? Studio, serietà e stile»

«La bellezza ha bisogno di un difetto, perché la perfezione annoia. Senza contare che oggi la bellezza è troppo urlata, invece per me bellezza è silenzio». Parola di Piero Piazzi che di bellezza, lui sì che se ne intende. Ex modello, oggi tra i più noti talent scout italiani e internazionali di modelle, è presidente worldwide di Women Manegement.
Lei ha iniziato come modello prestissimo: cosa l'ha fatto diventare top?
«Sì, sono uscito di casa a 17 anni, e ho lavorato subito coi grandi Versace, Ferrè, Armani. Mi hanno aiutato il mio carattere gioviale e anche un background culturale, visto che la cultura in casa mia era importante. Milano allora era una città chiusa e ho fatto fatica a inserirmi, ma la mia forza era il mio carattere. Ed è la qualità fondamentale per diventare una grande modella. Puoi essere bella fin che vuoi ma se non hai carattere non vai da nessuna parte, soprattutto oggi, coi social dove tutto si dimentica in un attimo, ci deve essere un imprinting».
Cos'è la bellezza?
«Qualcosa che ricordi di una persona, anche un difetto. Non amo la perfezione, nonostante ami il rigore e la precisione, perché annoia. Ci vuole qualcosa che ricordi una persona, il carattere, piccole unicità. Biondone occhi azzurri? Belle ma algide, antitesi di quel che reputo bello. Io sono molto caloroso, mi piace la bellezza che doni qualcosa».
Lei ha lavorato coi più grandi. Calvin Klein?
«Qui un aneddoto divertente: caddi dalla passerella. Allora erano altissime ed era tutto buio, mi ruppi una spalla».
Gianfranco Ferrè?
«Adorabile, un grande. Lo prendevo per la gola coi tortellini fatti da mia mamma».
Gianni Versace?
«Rigoroso e gentile, un genio. Gianni una volta vide una modella che non sapeva camminare ma che aveva un volto strepitoso con capelli neri e occhi che ti infilzavano. Era Linda Evangelista. Fu lui ad avere il genio di far trasmigrare le prime fotomodelle dalle copertine alle sfilate e far nascere il fenomeno top model. Le sfilate di Versace erano brillanti, calorose».
Valentino?
«Valentino mi ha insegnato che più sei bella più devi rimanere sobria. Quindi per me la bellezza è silenzio»
Cosa trasforma una ragazza in una top?
«Qualcosa di fresco, personalità, bellezza che duri, oltre alla fotogenia ovviamente. No alle modelle under 16, si rischia di dare false illusioni e di bruciare la ragazza. L'età giusta è 18 anni e prima bisogna avere concluso la scuola, che è fondamentale: la moda è una parentesi della vita, non è la vita. Affidarsi a una agenzia seria, mai a chi chiede denaro. L'agenzia insegna a muoversi, a vestirsi, a posare».
Modelle che incarnano lo spirito del tempo?
«Mariacarla Boscono dimostrazione che la personalità conta tantissimo, dopo 20 anni di carriera è ancora protagonista. Chiara Scelsi, giovane volto meraviglioso in grado di veicolare anche messaggio con i social media. Lei è una paladina degli animali e dell'ambiente. Vive in chiave moderna il suo lavoro».
Tra le ex?
«Carla Bruni: bellissima, gran classe con le sue insicurezze e la sua generosità. E Naomi Campbell. La regina di tutte, fa i capricci ma poi va in passerella e tutto si ferma. Il trono è suo».
Internet e i social hanno cambiato la moda?
«Alla moda hanno tolto tanto come magia e regalato immensa accessibilità. Prima la moda era per pochi, aspirazionale. Oggi immediatamente vedi una sfilata e però perdi quell'allure e mistero. Amo instagram ma dà tanta responsabilità quindi si deve usare con intelligenza».
E la regina del web Chiara Ferragni?
«Ha tutto il mio rispetto, si è inventata tutto da sola e ha fatto tutto da sola. È stata la prima a creare questa figura. All'inizio l'ho criticata, mi ricredo. Non è quello che amo ma grande rispetto da parte mia».

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Ultimo aggiornamento: 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA