Prada sfila a Milano, eleganza fragile tra carta e strappi (e segni della vita)

Prada sfila a Milano, eleganza fragile tra carta e strappi (e segni della vita)

di Paola Pastorini

L'eleganza è cruda e tenera, come la vita. Prada e Raf Simons firmano una collezione che rinuncia alla ridondanza ma non all'eleganza, che guarda all'essenziale e che colpisce di netto, anche in modo a volte brutale. In una scenografia tutta di carta nera, con qui e là aperture da cui si vedono corti girati dal regista Nicolas Winding Refn, si muovono le modelle che indossano abiti tutti giocati «intorno al concetto di semplicità, senza inutili complicazioni. Abbiamo voluto unire l'idea di ornamento, di bellezza, di come decorare e abbellire, restando semplici», spiega Miuccia Prada, che con Raf Simons ha firmato la collezione.

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SOVRAPPOSIZIONI


Semplice come i cappotti architettonici portati con tute intere, come fossero uniformi. Con strappo, come le gonne longuette dagli spacchi slabbrati, che sembrano creati tirando il tessuto. I golf, le mantelle e i cappotti si portano stringendoseli al petto, necessaria eleganza, gesto definito già in passato molto Miuccia Prada. Il vestito è spesso trasparente, come le gonne, e al cappotto si sovrappone una mantella di carta o di garza. È tessuto a base carta quello per gli abitini, per il tailleur, mentre i cappotti sono spesso avvolti in una mantella di garza trasparente: «Ci siamo lasciati entusiasmare dal senso di fragilità, dai gesti sbagliati e dalla sfera della crudezza. Ogni capo porta in sé rilessi di vita», sottolinea Simons. Come la borsa di pelle stropicciata dall'uso, i fiori applicati sui vestiti, che non sono lì per caso. «C'è un senso della vita delle donne. I capi prendono forma dalle esperienze e dall'umanità non si tratta di ornamenti superficiali, ma di tracce di vita che lasciano dei segni. Abiti plasmati dall'umanità», chiosa Prada.


A casa Max Mara il direttore creativo Ian Griffiths è partito dal tempo del cubismo e della letteratura nella Riviera francese degli anni 30, dove si incontravano artisti e scrittori. Quell'età dell'oro in cui accanto ai famosi c'erano donne altrettanto famose: «Troppo poco considerate finora, non erano muse ma co-artiste», sottolinea. Zelda Fitzgerald, Dora Maar, Dorothy Parker incarnavano lo stile Riviera. Su tutte Renée Perle, compagna del fotografo Jacques Henri Lartigue. È a lei che si ispira Max Mara per i suoi top a schiena scoperta, i pantaloni di tela anni 30, le gonne lunghe, i cappelli a tesa larga: «Uno stile attualissimo, un modo moderno di vestire, valido anche per oggi».


LINEE CURVE


Altra fonte è stata l'architetta Eileen Grey e la villa E-1027 in stile modernista dove abbonda la linea curva che viene riproposta per i motivi floreali degli abiti scivolati, o per gli stupendi cappotti portati a vestaglia. «Vestiti pensati per stare in armadio non una sola stagione ma per una vita». Il tessuto principe è il lino greggio, che sembra iuta, non tinto e usato per pantaloni, giacche, gonne.
Luce, leggerezza, colori fluo, strisce, trasparenze. Il duo creativo dei gemelli Dean e Dan Caten pensa alla sua donna Dsquared2 immersa nel sole e nel mare. Le modelle, che hanno eccezionalmente sfilato a Palazzo Citterio, dove prossimamente traslocherà Brera Modern, interpretano un guardaroba che abbina pvc, paillettes, trasparenze, tessuti tecnici a leggerezza di tulle. Ancora ricordi di Giamaica, come per la collezione maschile, con la bandiera che diventa il motivo a righe di pantaloni e abiti o la scritta Giamaica impressa sui top in pvc colorato.
Mare anche per Andreadamo, che fa camminare a filo d'acqua la sua sirena surfer, iper femminile e molto marina, con capi adesi come una tuta scuba con sopra una maglieria che riproduce le onde grazie al filo flottante, reso luminoso dai cristalli applicati o ricamati. Il ricordo è quello della spiaggia di Lanzarote.
 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Settembre 2022, 12:09
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