Maison Luigi Borbone a Altaroma 2021 con “Il fiore che non ho mai colto”

Maison Luigi Borbone a Altaroma 2021 con “Il fiore che non ho mai colto”

«Mi sono sempre chiesto quanto valga un momento. Ammesso che sia possibile per noi quantificare in qualche modo davvero questo valore. Quanto sia importante la sua bellezza effimera, a volte limitata e tramutata dal ricordo. Mi sono domandato quanti attimi abbiamo inesorabilmente perso in questi lunghi mesi, ma anche quanti altri ne abbiamo costruiti, timidamente, inconsapevolmente, con nuove parole e gesti che non conoscevamo e cercando di cogliere quel tremore etereo e insondabile dello sbocciare di un sentimento o di un fiore. Quel bocciolo non lo ho mai colto. Per timore, per emozione, per impossibilità. Forse, l'ho perso, ma allo stesso tempo non l'ho sacrificato estirpandolo, portandolo lontano da dove era nato. Ho voluto preservarlo, custodirlo. Ho sacrificato il mio piacere per il suo essere. E lui mi ha ripagato mostrandomi la sua bellezza intatta, quella di un desiderio che noi tutti ci siamo costruiti e che accudiamo nella speranza di vederlo crescere tra le nostre mani. Rimpianti, frasi non dette, attimi rubati sui quali non ho voluto piangere, ma costruire ciò che verrà. La stessa attenzione con cui si cura una pianta rara l'ho messa nella costruzione di pieghe, l'ho lasciata frusciare in un orlo arrotondato o nella rincorsa di un plissé. Ho giocato con le pieghe, ho costruito gonne come calici che accogliessero il fiore più bello, la mia donna, sensualmente innocente, regina e umile giardiniera, che si diverte a riversare sul suo corpo i colori più audaci dei prati. Con spontaneità e con libertà. Quella di vestirsi a proprio modo, scegliendo l'impulso di un momento, componendo e scomponendo ogni outfit e abbinando il proprio guardaroba senza alcuna regola precostituita, con innesti che danno vita a nuove piante. Quella stessa libertà della natura che si insinua anche su terreni impervi, che con le sue radici sa rivoltare le pietre e con i suoi profumi e le sue architetture può aprire gli occhi e le menti. Le mie ragazze incedono tra la purezza, fasciano il busto in giacche bustier che accolgono spruzzi di luna, seminano il proprio corpo di incommensurabili lembi di nudità. Come una preghiera laica, le mie (ma)donne sono fatte di terra, profumano di essa, sanno rimescolarsi per cambiare, stupire, essere sempre diverse. Trovano in sé stesse i raggi dei cristalli di cu si inebriano. Soffiano sulla sabbia con abiti di vento, ne traggono bagliori dorati di polvere che ricoprono le loro vesti di polline. Sono cieli stellati, costellazioni ignote ancora tutte da esplorare. Scrutano i naviganti tra gli abissi più scuri, li tengono per mano, li guidano e li portano alla perdizione nello stesso istante, regalandogli il prezioso, unico fiore del proprio giardino».

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Febbraio 2021, 20:05
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