Lontane da casa per non infettare nessuno: tsunami in famiglia per il 70% delle operatrici sanitarie

Coronavirus, lontane da casa per non infettare nessuno: tsunami in famiglia per il 70% delle operatrici sanitarie

In questi giorni in cui il lockdown si sta allentando verso la ripresa di una vita più o meno normale questi numeri appaiono ancora più terribili. Perché l'epidemia è vero si è abbattutta come uno tsunami sulla vita di tutti noi, tutti noi non colpiti dalla malattia di Covid 19 ovviamente che altri hanno pianto lacrime ben più amare, ma ancora di più su di loro. Li hanno definiti come soldati al fronte e come eroi di guerra: e in effetti gli operatori sanitari, medici e infermieri e tutti gli altri che si sono dedicati a combattere in ogni modo e da ogni posizione il terribile virus, una guerra l'hanno e la stanno ancora combattendo. Per di più su due fronti: uno in prima linea nei reparrti dedicati e l'altro in famiglia, dalla quale spesso si sono dovuti allontanare per non portare l'infezione ai propri amati. Una condizione impossibile che ha riguardato soprattutto le donne.
I DATI
A fotograre la situazione alla fine di aprile è stata  un'indagine dell'associazione Women For Oncology (W4O) Italy. La rilevazione ha coinvolto 600 camici italiani, donne nel 75% circa dei casi. Il 70% ha segnalato un forte impatto dell'emergenza Covid-19
 sulla vita domestica, il 30% ha scelto di lasciare il proprio tetto per proteggere la famiglia, più dell'80% non ha visto i genitori per almeno due settimane. Si è trattato della «prima survey sull'impatto sociale per gli operatori sanitari» condotta in questa crisi pandemica, sottolineano i promotori. I professionisti interessati sono medici specialisti (63%), infermieri (21%) e specializzandi (9%), la maggioranza in forze in un reparto di oncologia (59%). Oltre l'83% degli intervistati ha dichiarato di non vivere da solo: per questo il 72,4% ha avuto paura di poter esporre al rischio partner, figli e genitori.
Mantenere le distanze è diventato un obbligo soprattutto per loro, un obbligo che è pesato tanto: più del 54% ha detto di aver avuto importanti ripercuissioni nella vita familiare, il 16% «abbastanza». Quasi un terzo ha preso la «difficile decisione di cambiare alloggio», mentre in un altro 7,6% dei casi è stato il nucleo familiare a trasferirsi altrove, e in ulteriore 6,7% a cambiare abitazione sono stati i figli. Chi è rimasto sotto lo stesso tetto si  è arrangiato come ha potuto. 
L'EMERGENZA
«Questa emergenza sta cambiando non solo le nostre abitudini come professionisti, ma anche come genitori e caregiver - ha affermato Rossana Berardi, vice presidente di Women for Oncology Italy, direttore Clinica oncologica Ospedali Riuniti di Ancona, Università Politecnica delle Marche - Molti operatori che stanno lavorando in prima linea sono donne e madri, costrette ad allontanarsi dai loro figli o a non poter più accudire i genitori anziani. Siamo preoccupati e costretti a isolarci, con tutte le conseguenze psicologiche che questo comporta. Molti di noi hanno scelto di allontanarsi dal proprio nucleo familiare per mettere in sicurezza i propri affetti ed evitare che possano essere a loro volta soggetti all'infezione, consapevoli che la distanza di oltre un metro, oggi, è un atto di amore». «Abbiamo voluto condurre questo studio per accendere i riflettori e sensibilizzare sull'impatto sociale che questa emergenza sanitaria sta avendo sugli operatori sanitari e, in modo particolare, sulle donne che svolgono queste professioni», aggiunge Marina Garassino, presidente di W4O Italy. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Maggio 2020, 19:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA