Stefania Auci, la prof-scrittrice che con I leoni di Sicilia ha battuto King e Camilleri: «Ci sarà un sequel»
di Totò Rizzo

Stefania Auci, la prof-scrittrice che con I leoni di Sicilia ha battuto King e Camilleri: «Ci sarà un sequel»

«Mi scusi ma devo uscire perché in sala professori il cellulare non si sente bene». Suona strano che lo dica Stefania Auci, scrittrice rivelazione dell'estate, autrice di un best-seller che ha venduto più di 150 mila copie, che ha battuto in classifica due miti come Camilleri e Stephen King.
Un libro da 448 pagine al centro di una serrata trattativa per la trasposizione televisiva, che il 7 novembre esce in Olanda, a febbraio in Spagna, a ruota in Francia e in Germania, e che in primavera HarperCollins distribuirà nei Paesi di lingua anglosassone: dall'Inghilterra agli Stati Uniti, dal Canada all'Australia,
Si intitola I leoni di Sicilia (edizioni Nord), storia della famiglia Florio, gli imprenditori di origine calabrese, poi siciliani d'adozione, sempre raccontati sotto il profilo finanziario e sociale ma che nessuno aveva mai pensato di narrare sotto forma di saga domestica, romanzandone vita privata ed affari tra la fine del '700 e gli albori del '900. La Auci, ovviamente, è già al lavoro per il sequel.
Non ancora travolta da improvviso successo, lei, 44 anni, trapanese di nascita trapiantata a Palermo, continua a fare nel capoluogo siciliano l'insegnante di sostegno all'Istituto alberghiero Paolo Borsellino: «Non ho voluto prendere l'aspettativa, sono entrata di ruolo solo due anni fa e poi mi dispiacerebbe lasciare i miei alunni».
La sua vita sarà un inferno, confessi.
«No, perché? Se si resta con i piedi per terra, tutto sta nell'organizzarsi. Sveglia alle 5 del mattino, incombenze da casalinga (ho un marito e due figli di 15 e 13 anni), sistemo casa, carico lavatrici, preparo colazioni e poco prima delle 6 mi metto al computer. Poi vado a scuola: in auto, auricolare incollato all'orecchio per aggiornamenti dalla casa editrice, interviste, accordi per spostamenti aerei o ferroviari per il week-end quando vado a presentare il libro in tutta Italia. Torno sulla tastiera e sui libri di storia dopo pranzo, e li alterno al lavoro scolastico che devo sbrigare a casa, fino ad ora di cena. Alle nove, è chiaro, crollo sul cuscino».
Cosa è piaciuto del suo libro a più di 150 mila lettori?
«La storia di una famiglia attraverso uomini e donne che erano sempre stati al centro di un racconto mercantile, finanziario: le intuizioni commerciali all'avanguardia, il successo economico, i fasti della Belle Epoque Qui si parla anche di sentimenti, di psicologie. Poi, non sta a me dirlo, credo abbia contribuito una scrittura chiara: sono dell'idea che il lettore non debba essere costretto a rileggere un periodo per capirlo».
I detrattori parlano di polpettone: cosa risponde?
«Il polpettone è uno dei classici della nostra cucina: buonissimo».
Ha stracciato in classifica due dei suoi autori preferiti: lei in testa, Stephen King secondo e Camilleri terzo.
«Non me ne parli, un'estate di sensi di colpa. Camilleri ha creato un nuovo immaginario della Sicilia e un linguaggio della cui profondità forse non ci siamo ancora resi conto. King è un genio assoluto, ha predetto anni fa quell'America che adesso ci troviamo davanti, profetico come tutti i maestri».
Lei legge di tutto...
«Diffido di chi fa distinzioni tra letteratura tout court e letteratura di genere, tra scrittura alta e di consumo. Guardo male chi dice ma quello è un libro d'evasione. E allora?».
In tv chi le piacerebbe come protagonista nei panni di Vincenzo Florio?
«Mi piacerebbe molto Francesco Scianna».
Pur restando una con i piedi per terra, avrà fastidio di qualche aspetto della popolarità.
«Amo incontrare i lettori, ne sento l'affetto, mi piace firmare autografi, scrivere dediche, mi sottopongo volentieri al rito dei selfie. Non amo invece curiosità eccessive o intrusioni nel mio privato anche perché, come s'è capito, è di una normalità disarmante».
Figli e marito hanno da recriminare adesso che è la diva di casa?
«Cerco di non far mancare loro anche la minima attenzione. I figli, più risoluti, hanno soltanto avvertito: Se vieni a parlare nella nostra scuola faccelo sapere così quel giorno non andiamo. Molto più tenero mio marito: Quando vai a presentare il libro in Australia, porti anche me?. Abbiamo fatto il nostro viaggio di nozze in Australia, 18 anni fa. Ma lui forse non sa che non c'è niente di meno romantico di un tour di promozione editoriale».
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Giovedì 3 Ottobre 2019, 05:01
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