Donne in divisa sedotte dalla vendetta: Carlotto, De Cataldo e De Giovanni firmano il noir “Sbirre” Video intervista

di Sabrina Quartieri
Una volta ogni tre settimane Anna incontra l’amante, che è anche suo complice in uno scambio di informazioni riservate e mazzette. Poi, per 21 giorni consecutivi, i due non sentono il bisogno di parlarsi, vedersi, sfiorarsi. Alba, quasi trentenne, capelli corti biondi e occhi verdi, siede davanti allo schermo di un computer dove appare il viso di un adolescente “come tanti”. Accanto a lei, nell'ufficio della Direzione investigativa della Polizia di stato, c’è Paolo Petti, titolare dell’indagine. Sara aspetta. Rannicchiata nell’automobile. È quello che le riesce meglio. È stato il suo lavoro per tanti anni. Comincia qui la narrazione di “Sbirre”, scritto per Rizzoli da Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni. Un noir che è il ritratto di tre donne in divisa sempre in bilico tra il “bene” e il “male”, coraggiose ma sedotte dall’odio e dalla vendetta, determinate a chiudere casi e a farsi giustizia da sole.

Il vicequestore Anna Santarossa (in “Senza sapere quando” di Carlotto) è una poliziotta corrotta e vende informazioni alla mafia bulgara. Un giorno però tutto cambia, e proprio nel momento in cui per lei sembra non esserci più scampo, decide di regolare i conti. Ma non sarà facile muoversi in un territorio di confine che conosce poco e che “funziona in modo diverso”. Il commissario Alba Doria (capitolo “La triade oscura” di De Cataldo) indaga a Roma tra le pieghe più segrete del “dark web”, quella parte demoniaca, illegale e inconfessabile della rete telematica nella quale l’odio rafforza se stesso e i suoi portatori. E proprio questa indagine condurrà la protagonista della storia di fronte al suo stesso “odio”. Ancora: con i suoi capelli grigi e un passato tra i ranghi di un’unità impegnata in intercettazioni non autorizzate, Sara Morozzi (riproposta da De Giovanni dopo “Sara al tramonto”) torna a vestire i panni della donna invisibile, per occuparsi di un caso a cui non può sottrarsi: la morte del figlio, del quale ha perso le tracce da anni per inseguire l’amore.

Mentre le sbirre, pagina dopo pagina, lottano per farsi spazio nel mondo (maschilista) delle indagini e del crimine in luoghi di confine come il Nordest italiano, poi a Roma e a Napoli, il lettore si appassiona e resta inchiodato alle parole che scorrono, per scoprire in fretta come va a finire. E considerando i successi editoriali collezionati in passato dagli autori, da “Romanzo criminale” del magistrato De Cataldo a “I bastardi di Pizzofalcone” del napoletano De Giovanni, viene da chiedersi se il libro non abbia conquistato anche un lettore regista. Magari donna.
 
Carlotto, De Cataldo, De Giovanni, “Sbirre”, Rizzoli, p. 224, 18,50 euro (in ebook 9,99)
 
Martedì 4 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:30
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