Antonio Caprarica: Royal Baby, quando il trono è una lotteria. Alle origini delle monarchie
di Stefania Cigarini

Antonio Caprarica: Royal Baby, quando il trono è una lotteria. Alle origini delle monarchie

Giornalista e scrittore, Antonio Caprarica è esperto di monarchia britannica che ha frequentato per anni come corrispondente Rai da Londra. Ha da poco aggiornato - agli ultimi arrivi in casa Windsor - il suo Royal Baby, vite magnifiche e viziate degli eredi al trono

Da quando si occupa di bambini, sia pure reali?
«Studiare l’infanzia e l’adolescenza dei principi è un passo in più per capire le ragioni dell’anacronismo dei nostri tempi, la sopravvivenza della monarchia, quella britannica in particolare. Più in generale studiare gli esiti di quella che definisco lotteria genetica».

Lotteria genetica?
«Un erede al trono può non essere geneticamente adatto alle enormi responsabilità del ruolo che deve ricoprire»

Si tratta comunque di infanzie privilegiate.
«Non sempre. È una moneta a due facce, da un lato il privilegio, dall’altro responsabilità terribili e spesso la profonda infelicità, a cominciare dai rapporti con i genitori. Nel libro lo dico, tra scherzo e verità, il lavoro dell’erede è aspettare la morte del genitore, mentre i genitore fa gli scongiuri. Difficile che la relazione tra re e principe sia affettivamente equilibrata. Carlo ha un pessimo rapporto con il principe Filippo, migliore quello con la madre che ha nei suoi confronti una affettività non guasta».

È sempre così?
«L’educazione reale spesso rovina gli eredi. Vittoria ed Elisabetta, due sovrane tra le migliori del Regno Unito, sono nate senza la certezza del trono, sono diventate regine per un accidente della Storia. Non ricevettero un’educazione mirata in tal senso, ma sono state tra i regnanti migliori»

Lei è monarchico?
«No, sono appassionato della vicenda storica e contemporanea della Gran Bretagna che non può prescindere dalla sua istituzione principe, la monarchia. Elisabetta II è però il mio monarca preferito, vivente e nella Storia».

Se Caprarica fosse re?
«Preferisco principe consorte, Albert, il marito della regina Vittoria, liberale e riformista. Se non fosse morto giovane oggi si parlerebbe di Età Albertina e non di Età Vittoriana».

Di lui non ha scritto?
«Quasi, sto terminando un romanzo storico, La regina imperatrice, dedicato a Vittoria, alla sua famiglia e al suo tempo».

Possibilità che la regina Elisabetta abdichi?
«Zero»

Che re sarà Carlo?
«Ottimo, avrà un regno breve, ma sarà un grande riformatore, non avrà paura del giudizio dei suoi contemporanei»

William e Kate
«Sempre più vicini al modello scandinavo. Con loro la monarchia non crollerà travolta dagli scandali, ma rischia di crollare per noia. Sono così bravi ragazzi, così normali e simili a noi»

Harry e Meghan
«Sono reali minori, li aspetta un destino diverso, più votato alla celebrità in stile Hollywood. Un tempo erano gli attori a puntare alle teste coronate; ora è il contrario, dalla regalità alla celebrità»

A proposito di sovrani longevi, cosa pensa dell’abdicazione dell’imperatore giapponese Akihito a favore del figlio Naruhito?
«Non è una rivoluzione come sembrerebbe, piuttosto il desiderio di un sovrano stanco e malato di vivere a modo suo combinata alle ambizioni politiche del premier Shinzo Abe, un fervente nazionalista che non andava precisamente d’accordo con l’imperatore, considerato troppo pacifista»

La modernizzazione in Giappone dovrà aspettare?
«Sarà davvero rivoluzionario quando alle donne della famiglia imperiale saranno assegnati gli stessi diritti degli uomini. Se e quando ad Aiko, figlia di Naruhito, venissero riconosciuti i legittimi diritti al trono, e non ai suoi cugini, in quanto maschi».

Veniamo in Italia, parliamo del nostro ultimo re
«Ecco il riferimento alla lotteria genetica della quale parlavo prima, in Gran Bretagna pescano Elisabetta II, noi Vittorio Emanuele III. Per la prima volta da quando scrivo e parlo di lui, esprimo un giudizio venato di compassione: un bimbo cresciuto solo, provato nel fisico, disprezzato dai genitori. Non era votato per regnare, ciò non toglie che abbia aperto al fascismo, firmato le leggi razziali, mandato l’Italia in guerra nel 1940. Il giudizio della Storia, non solo il mio, è severissimo».

Antonio Caprarica, "Royal Baby, vite Magnifiche e viziate degli eredi al trono", Sperling&Kupfer, 258 pagine, da 9,90 euro (ebook 6,60 euro)

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Martedì 14 Maggio 2019, 05:05
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