Marco Simoni, la "Questione Romana": «L'Italia si salva se Roma rinasce»
di Marco Esposito

Marco Simoni, la "Questione Romana": «L'Italia si salva se Roma rinasce»

Ha insegnato a Londra alla LSE, ora è il presidente della Fondazione Human Technopole a Milano, ma il cordone ombelicale con Roma, dove è nato e cresciuto, non si è mai interrotto. Marco Simoni ha ora pubblicato un saggio dedicato alla “Questione Romana”.

Professore nel saggio, contenuto nella rivista Il Mulino, indica una grande assente a Roma: la politica. Ma si è spesso parlato di mancanza di competenze. 
«Sono due cose molto legate. Per “politica” si intende la capacità di immaginare il futuro sulla base di valori e interessi che si vogliono rappresentare. Dopo si cercano e si trovano le competenze necessarie a costruire. Al contrario, senza visione ma solo slogan non si trovano neanche le competenze, che hanno bisogno di un progetto vero per applicarsi».

Lei scrive che la rinascita dall’Italia passa dal rilancio di Roma. Come?
«Attraverso una nuova stagione di crescita economica accompagnata alla inclusione sociale. La crisi economica di Roma è la prima causa del declino italiano. Bisogna invertire questa spirale con un cambiamento deciso che consenta a Roma di tornare a sviluppare le sue molte vocazioni, dalle arti alla ricerca, fino a un turismo sostenibile». 

I servizi pubblici sono al di sotto delle aspettative dei cittadini. Come invertire la rotta?
«Bisogna cambiare il modello di gestione. Ormai è chiaro che il disastro non dipende solo dalla capacità dei manager: bisogna adattare il modello dei servizi pubblici all’economia contemporanea e in tal modo farli funzionare bene e anche essere fonte di crescita economica. Il mio suggerimento è il “modello Enel” che mette assieme il controllo pubblico, con comportamenti di mercato grazie alla quotazione in Borsa».

Professore, rilanciare Roma sembra una sfida impossibile per ogni primo cittadino. C'è bisogno di una squadra, di un collettivo, intorno all'inquilino del Campidoglio.

«Esattamente. Ci vuole una vera squadra di pari. Ricordiamoci della Roma dello scudetto. C’era Totti naturalmente, ma da Batistuta fino al terzo portiere (di cui non ricordo il nome!) la squadra è quello che conta. Le leadership parossistiche finiscono per aggravare i problemi anziché risolverli: i progetti hanno sempre bisogno di tempo, dedizione, e qualità molto diverse tra loro».

Per molto tempo fare il sindaco di Roma oltre che un grande onore è stato anche un grande trampolino politico per molti sindaci. Sia Veltroni sia Rutelli dal Campidoglio hanno spiccato il volo verso la ribalta nazionale. Oggi molti sembrano essere spaventati dalla sfida della Capitale o non essere abbastanza generosi per tuffarsi in questo compito. Roma ha perso fascino?

«Molti hanno consapevolezza delle enormi difficoltà che dovrà affrontare il prossimo sindaco. Non certo una passerella o un trampolino, ma una laboriosa ricostruzione che dovrà partire da un significativo investimento in una efficiente macchina comunale, senza la quale nulla è possibile nel mondo di oggi. E poi ricordiamo cosa diceva Petroselli: “si può governare Roma solo se la si ama"».

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Settembre 2020, 17:18
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