Lo Sciamano, il primo romanzo di Salvatore Esposito: «Mi affascina il paranormale, l'idea è farne una serie tv»
di Enrico Chillè

Lo Sciamano, il primo romanzo di Salvatore Esposito: «Mi affascina il paranormale, l'idea è farne una serie tv»

Dal cinema, dove ha raggiunto la consacrazione internazionale, alla scrittura: Salvatore Esposito, noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di Genny Savastano nella serie di Gomorra, debutta con il suo primo romanzo. Lo sciamano è un thriller avvincente, che sconvolge il lettore e lo immerge in un mondo in cui il reale incontra il paranormale, fino a confondersi.

 

Protagonista del romanzo è Christian Costa, profiler esperto di delitti rituali e apprezzato in tutto il mondo: ha lavorato non solo in Italia, ma anche con l’Interpol, con l’Fbi e con Scotland Yard. Nonostante la giovane età, un carattere scontroso e i modi ruvidi, Christian Costa è conosciuto da tutti gli investigatori come lo Sciamano per la conoscenza del sovrannaturale e per essere un infallibile ‘cecchino delle indagini’. Cresciuto in un orfanotrofio e con alle spalle tanta sofferenza, presto arriveranno due delitti che lo costringeranno a fare i conti con il mistero del suo passato: due donne trovate morte a Roma e a Napoli, più esattamente a Ostia e a Chiaia.

 

Come è avvenuta la genesi del romanzo?

«Volevo raccontare la storia di questo profiler geniale, che lavora con le più grandi agenzie investigative mondiali e che dovrà dare la caccia a un pericolosissimo serial killer e che troverà anche cose che lo ricollegheranno al suo passato e dovrà compiere un percorso molto arduo. Le possibili sfumature di questo personaggio mi hanno convinto ad ampliarlo il più possibile fino a renderlo protagonista di un romanzo. L’idea mi è venuta in aereo e lo sviluppo è avvenuto mentre mi trovavo a Chicago per le riprese della quarta stagione di Fargo. Mentre viaggio mi vengono spesso in mente delle idee, a volte si rivelano stupidaggini e altre invece si dimostrano sensate. Lo Sciamano è nato proprio così. Avevo già scritto una sorta di biopic, non un vero e proprio romanzo come questo, ambientato praticamente in tutto il mondo perché la storia è globale».

 

Un aspetto importante del romanzo è la presenza del paranormale e dell’esoterismo: a giudicare dai dettagli, Lei sembra un esperto di questo argomento…

«Fin da bambino, essendo un curioso di natura, sono stato appassionato di tutto ciò che non è spiegabile. Volevo che questo libro viaggiasse sulla linea sottile tra reale e paranormale, che desse sempre la sensazione di credibilità in tutto ciò che riscontravi ma che al tempo stesso lasciasse sempre il dubbio che tutto ciò che avviene sia frutto di qualcosa di non umano o meno. Quella linea sottile che divide il percorso di Christian è volontariamente ambigua, da parte mia c’è una grande passione per l’esoterismo, la stregoneria, il satanismo e tutto ciò che si ricollega al mistero».

 

Il romanzo è stato pensato per essere trasformato in una sceneggiatura? Se sì, di un lungometraggio o di una serie tv?

«Sì, l’ho immaginato proprio per adattarlo e renderlo una sceneggiatura. L’idea sarebbe quella di farlo diventare una serie perché credo sia il contesto giusto. Al momento ci sono delle idee ma nulla di concreto».

 

Non possiamo esimerci dall’affrontare l’argomento Gomorra. Il personaggio di Genny Savastano, che l’ha resa celebre, evolve nel corso delle stagioni. Da ragazzo insicuro che vuole dimostrare al padre di essere all’altezza, diventa prima uno spietato camorrista e poi un lucido e brillante imprenditore: a quale Genny è più affezionato?

«Io sono legato a Genny in tutto lo sviluppo della sua psiche, della sua anima, del suo ruolo. Ho curato sin dall’inizio ogni singolo aspetto del personaggio: caratteriale, morfologico, fisico. Sono completamente legato a questo personaggio, ma credo che l’ultima stagione racchiuda tutto il percorso di Genny: l’evoluzione/involuzione verso il male può fare anche da contraltare all’evoluzione di Christian Costa ne Lo Sciamano. Sono due personaggi agli opposti che però vivono continue evoluzioni: Genny l’ha avuta per tutto il corso della serie, Christian nel corso del romanzo e anche in quelli successivi».

 

Quindi possiamo già aspettarci nuove storie?

«Sì, sì. Almeno speriamo che vada bene questo, così potranno esserci (ride, ndr)».

 

Quali sono i progetti futuri in ambito artistico? C’è qualcosa già in cantiere?

«Ho finito da poco quest’opera prima che si chiama L’ultima cena, prodotta da IIF – Gruppo Lucisano, diretta da Davide Minnello e con Greta Scarano. A breve inizierò un altro film».

 

Lei è un napoletano doc, ma da diversi anni vive nella Capitale e possiamo considerarLa un romano d’adozione. I due omicidi raccontati nel romanzo, tra l’altro, avvengono a Roma e a Napoli. Come si trova a Roma? Ci sono grandi analogie o grandi differenze tra Napoli e Roma?

«Ci sono grandi similitudini e al tempo stesso differenze enormi. Quello napoletano è un popolo di mare, accogliente, sempre pronto a risolvere i problemi, visto che nel corso dei secoli ne abbiamo avuti tanti. Del romano mi piace perché trasmette sempre quel lignaggio imperiale, quel camminare a testa alta per un glorioso passato e questo mi ha sempre colpito sin dal primo momento. Poi parliamo di due città, a mio modesto parere, tra le più belle al mondo, ognuno bella a modo suo».

 

Salvatore Esposito, Lo Sciamano, Sperling & Kupfer, 320 p., 17,90 euro


Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Luglio 2021, 13:48
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