Maria Giovanna Maglie, libere "Puttane" in libero internet. Come la Rete ha cambiato (in meglio) il mestiere più antico del mondo
di Stefania Cigarini

Maria Giovanna Maglie, libere "Puttane" in libero internet. Come la Rete ha cambiato (in meglio) il mestiere più antico del mondo

Puttane all’epoca di internet e pandemia. Maria Giovanna Maglie scatta una fotografia ad alta definizione del mondo della prostituzione, con il distinguo importante tra lavoratrici del sesso e schiave.

 

Lo spunto?

«L’affermarsi del sito Escort Advisor dove, con curiosità estrema, ho visto che le prostitute accettano di essere fotografate, illustrano i loro servizi. E i clienti le recensiscono come fossero un prodotto. Con le stelline, come Trip Advisor. È un sito più cliccato dell’Ansa o delle Poste».

 

Donne come ristoranti?

«Ero perplessa, poi ho visto che lavorano a casa e non per strada, sono libere e senza sfruttatori. Ne ho intervistate alcune e ho scoperto che si sentono lavoratrici del sesso e non puttane».

 

Il titolo allora?

«È provocatorio. Provo fastidio profondo per le regole estremiste del progressismo coatto, per l’ondata nauseante del politically correct. Volevo scrivere un libro politicamente scorretto».

 

Un mestiere come un altro?

«Se liberamente scelto, per vocazione, divertimento, perché la retribuzione è alta, perché no? Si tratta di una opportunità per smettere la strada o non scenderci mai».

 

Merito di internet?

«È stato un mezzo utile per diventare, per così dire, libere imprenditrici».

 

I marciapiedi però non si sono spopolati

«Sulla strada, in condizioni di vita orribili, ci immigrate illegali che scendono dai barconi o che arrivano clandestinamente dall’Est o dall’Asia. Il nostro buonismo ha creato nuove schiave».

 

In Italia?

«Domina l’ipocrisia. La nostra legislazione, prima ancora che il nostro modo di guardare alla prostituzione, è impregnato di moralismo catto-comunista. La legge Merlin, nata per liberare le donne, ma l’approccio è diventato via via profondamente moralista».

 

Nel resto del mondo?

«Con poche eccezioni, così non è. Altrove sono intervenuti con legislazioni di vario tipo. Noi tentiamo di sradicare, e non si capisce perché, quello che è il mestiere più antico del mondo».

 

Due capitoli finali sono dedicati ad un excursus storico

«Ho citato alcuni esempi, tra le centinaia possibili, di prostitute che sono state diplomatici, spie, stiliste, imperatrici, una persino santa. È un mestiere inestirpabile, tanto varrebbe normarlo».

Regolamentare come?

«Trattare la prostituzione liberamente scelta ed esercitata come un lavoro qualsiasi. Con contributi, mutua, previdenza, pensione. E tasse da pagare, come chiedono da tempo. E in uno Stato altamente usuraio come il nostro è tutto dire».

 

Il vantaggio di pagare le tasse?

«In epoca Covid, per esempio, di accedere agli aiuti pubblici come altri lavoratori e non essere ridotte, per necessità, ad accettare rischi inutili».

 

Prostituzione maschile.

«È ancora più sottaciuta di quella femminile. Altra regola del perbenismo coatto. Eppure ci sono donne che fanno regolarmente ricorso a uomini a pagamento».

 

Sfruttamento.

«Ci sono infiniti esempi di mestieri più mortificanti che fare la prostituta in proprio. La bracciante in nero sottopagata e sottoposta al caporalato, per esempio».

 

Mercimonio.

«Tutte le volte che fai o dici qualcosa che non condividi per obbligo, conformismo o compiacenza».

 

#meetoo e ricatti sessuali sul lavoro.

«Sono critica nei confronti dell’estensione di un vittimismo femminile a tutto il mondo e a tutte le condizioni. I ricatti sessuali però esistono, eccome se esistono. Si accettano, o si subiscono, o si reagisce».

 

Consigli ad una giovane e bella ragazza?

«Deve essere capace di separare in maniera non strumentale la sua bellezza, da portare con fierezza ed orgoglio, dalle sue capacità. Difficilissimo, ma la donna che riesce a ostentare la propria bellezza, senza fare leva su quella, ce l’ha fatta».

 

Bodyshaming

«È una cosa sempre brutta, ma che viene sempre utilizzata. E che oggi, in epoca di denuncia politically correct, non vale se la applicano a te, ma vale se la applichi tu agli altri. Ipocrisia senza fine ed tipico esempio di doppiopesismo politico».

 

Doppiopesismo?

«Ad uso politico. C’è tutto un mondo di Sinistra, intellettuale e pseudointellettuale, convinto di possedere le chiavi del regno, per cui se sono loro ad insultare, ci sarà una ragione. Se sono gli altri, bisogna indignarsi e alzare il sopracciglio».

 

Giudizio duro

«È una ipocrisia che mi fa schifo. C’è una diffusa similitudine tra i grillini e pezzi di Pd in questa convinzione di superiorità dittatoriale, impositiva. Orribile».

 

Internet e social pro

«C’è un elemento profondamente liberatorio rispetto ad una casta che prima deteneva il potere dell’informazione. Ne apprezzo la capacità di rompere la censura dei corpi intermedi. Le grandi campagne politiche recenti, Trump negli Usa e Salvini in Italia, sono avvenute saltando la mediazione dei giornalisti, che infatti si vendicano».

 

Internet e social contro

«L’utilizzo di internet da parte dei giornali ha provocato una profonda crisi di sistema dell’informazione, l’editoria è ormai morta. L’effetto di internet sull’informazione tradizionale è devastante».

 

Lei che uso ne fa?

«Li utilizzo con successo, ma non mi piego alle loro regole, a cominciare dalla lunghezza consigliata dei testi. Sono diventata il giornale di me stessa, sottratta al controllo di qualsiasi editore. Se la mia rubrica #magliestrette fa trecentomila contatti, ho già superato i lettori di un quotidiano».

 

Non tutti sono in grado di farlo

«Vero, finora ci sono riusciti politici leader o giornalisti importanti».

 

E gli influencer

«E gli influencer! Evito il giudizio morale, personalmente mi fanno orrore e non mi adeguo, ma non siamo tutti uguali. Ognuno è libero, anche di farsi influenzare, di essere "pecorone"».

 

Quali sono le battaglie che un governo italiano dovrebbe combattere nel prossimo decennio?

«Non possiamo prescindere dalla situazione di straordinaria crisi che erediterebbe, le contingenze fanno le conseguenze».

 

Non prescindiamo

«Un governo che arrivasse tra un anno dovrebbe anzitutto abbassare drasticamente le tasse, lasciare un po’ di soldi nelle tasche degli italiani e consentire alle imprese di investire ed assumere. E di far ripartire il Paese. In cambio dovrebbe ”vietare” di delocalizzare».

 

Altre strategie?

«Dovrebbe avere il coraggio di essere nazionalista e, pur nel rispetto degli scambi economici globali, dovrebbe smettere di svendere pezzi del Paese e consentire invasioni commerciali come sta facendo la Cina».

 

Rifondare il Paese?

«Da scuola e università che, dopo la pandemia, saranno in condizioni disastrose, avremo di fronte una generazione di spostati semianalfabeti. Andranno ricostruite le infrastrutture e, senza diventare il divertimentificio del mondo, sfruttato in maniera colta e alta il nostro patrimonio artistico e culturale».

 

Dall’America first di Trump all’America is back di Biden. Le sue previsioni?

«Lo slogan di Biden è di restaurazione attraverso la quale garantirsi il potere. Il partito Democratico ha vinto con l’imbroglio queste elezioni ed è fortemente spostato a sinistra. Su temi da partito Radicale, come buonismo, metoo, sessismo, statue buttate giù, la retorica contro lo schiavismo. Pattume puro. Il peggio ha preso possesso degli Stati Uniti, chissà un po’ come i grillini in Italia».

 

Il work in progress?

«C’è un sistema di contrappesi abbastanza forte. Biden non ha la maggioranza in Senato, ce l’ha risicatissima in alla Camera. Ed il partito Repubblicano è forte come non è stato mai, non solo in termini numerici. Trump è riuscito ad allargare la base elettorale del partito, prima molto più elitaria, bianca e rurale, alle classi benestanti e piccolo borghesi ispaniche e ai neri usciti dalla povertà grazie alla sua politica di abbassamento delle tasse e promozione dell’economia».

 

Che America sarà?

«Oggi, direi un disastro. Sono però ottimista e leggo l’America come un Paese in continua evoluzione. Tenteranno di farne un disastro, ma troveranno pane per i loro denti».


Ultimo aggiornamento: Martedì 1 Dicembre 2020, 15:23
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