Perché la gaffe della Lagarde l'ha costretta a seguire l'esempio di Mario Draghi e del suo “whatever it takes”

Perché la Lagarde non poteva fare altro che seguire il solco tracciato da Mario Draghi in Europa

Perché la Lagarde non avrebbe potuto fare nient’altro che mettersi nel solco tracciato da Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea? Perché la sua gaffe l’ha costretta nel giro di pochi giorni a consegnarsi mani e piedi alla supremazia del “whatever it takes” di Mario Draghi dimostrando con le parole (nessun limite all’impegno) e mille miliardi messi in campo che avrebbe fatto l’esatto contrario di quello che aveva detto (noi non ci occupiamo di ridurre lo spread) e che voleva imporre il Governatore della BundesbanK, Jens Weidmann?

Perché era inevitabile che saltasse il patto di stabilità europeo e si sanasse la zoppia europea come è avvenuto ieri con le decisioni della presidente della Commissione Europea,  Ursula von der Layen? 

Tutto è anticipato, raccontato e  spiegato con fatti, numeri, uomini e comportamenti da Roberto Napoletano, direttore de Il Quotidiano del Sud,  ne “La grande balla-non è vero che il Sud vive sulle spalle del Nord è l’esatto contrario” editore La Nave di Teseo, collana I Fari. (Il link per acquistare il libro: qui)

Questo racconto appare di straordinaria attualità dopo la gaffe del successore di Draghi, Christine Lagarde, alle prese con una nuova terza grande crisi globale che è superiore alle grandi crisi del 2008 e del 2011 e costringe tutti a misurarsi con i tempi di un’economia di guerra. Siamo al nuovo ’29 mondiale.

Proponiamo di seguito alcuni stralci del capitolo che racconta bene il passato e anticipa le ragioni economiche dei fatti di oggi.

“Piccolo omaggio a un grande italiano. Mario Draghi. Ha firmato l’atto risolutore della grande crisi. Ha salvato in tempi di guerra l’euro e il lavoro possibile. Ha salvato l’Europa. Tre parole uscite dalla sua testa (“Whatever it take”, qualunque cosa serva) che sono lui: l’analisi empirica, l’intelligenza politica, il dono della sintesi. Quelle tre parole non sono nel testo consegnato dai ghostwriter, alla conferenza di Londra del 26 luglio 2012, nessuno dei colleghi banchieri centrali ne è informato. Esprimono il coraggio dell’uomo. Rimediano all’errore fatale del suo predecessore, il francese Jean-Claude Trichet. Inchiodano la politica europea alle sue responsabilità e fanno di lui paradossalmente insieme il custode massimo dell’indipendenza monetaria e il tutore più rispettato della sovranità europea. Quest’uomo educato, una capacità unica di concentrazione, ha attraversato gli anni della crisi più dura senza mai perdere la calma e consegna a una donna francese di potere, Christine Lagarde, l’eredità europea più pesante. Lo spartiacque della politica monetaria espansiva, l’uscita dell’Europa dalla dittatura del marco, la leadership non scalfita dalle opposizioni perché racchiude il primato congiunto della visione e della concretezza. Insomma: l’eredità di chi fa il suo e ricorda agli altri – politica, impresa, cittadini – di fare il loro. Draghi oggi è la faccia riconosciuta dell’Europa nel mondo, il primo cui tutti pensano da una parte all’altra della terra se pensano al vecchio continente. Sono incarichi molto speciali che non si possono scrivere sui bigliettini da visita perché non c’è un ente che li attribuisce. Sono cose che succedono perché hai fatto qualcosa che resta (….) perché la memoria è metà del futuro che sapremo regalarci.  Il peso delle parole di Mario Draghi e la sua credibilità personale rappresentano insieme l’atto politico che ha salvato l’euro, liberato l’Europa dallo spettro della deflazione e rimesso in carreggiata l’Italia e la Spagna alle prese con la più grande crisi dal dopoguerra a oggi che ha presentato a noi un conto più pesante di quello di una terza guerra mondiale persa. Questa è la verità, e questo è il merito politico più grande, da statista, che va riconosciuto a Mario Draghi”.

Per questo la Lagarde non poteva non muoversi nel solco tracciato dal Cavaliere Bianco dell’euro.  Per questo l’Europa alla prima nuova Grande Crisi non avrebbe potuto fare ciò che Draghi chiedeva da tempo di fare al governo dell’Europa.
Sarà capace l’Italia di approfittarne?

 
Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Marzo 2020, 14:25
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