L'isola dell'abbandono, Chiara Gamberale: «Scrivo lo strazio di essere lasciati, ma poi si risorge»
di Ferruccio Gattuso

L'isola dell'abbandono, Chiara Gamberale: «Scrivo lo strazio di essere lasciati, ma poi si risorge»

Una donna divisa tra passato e presente, ciascuno riflesso dal volto di un uomo. Un abbandono doloroso, una vita da vivere reggendo le spinte degli eventi. L’ultimo romanzo di Chiara Gamberale - “L’isola dell’abbandono” (Feltrinelli), – prende le mosse dalle acque cristalline di Naxos, in Grecia, per dipanare una storia sulla paura che tutti abbiamo di perdere il controllo della nostra esistenza.



«Ho trascorso a Naxos l’estate della mia gravidanza, due anni fa, e ho sviluppato un rapporto viscerale con quel mare e con quella terra, oltre al fatto che quello è stato forse il periodo più felice di tutta la mia vita», spiega la scrittrice romana che aggiunge: «Ho un amore profondo per le isole, per cominciare ogni mio romanzo sono sempre partita per un’isola, e sempre fuori stagione».

Al centro dell’Isola dell’abbandono (il termine “piantar in asso”, spiega Gamberale, viene dal mito di Teseo e Arianna: dopo l’impresa contro il Minotauro a Creta, l’eroe abbandona “in Nasso” la donna che lo aiutò a uscire dal labirinto) vibrano anche forti riferimenti autobiografici: «Io soffro di sindrome dell’abbandono, fin da bambina. Ogni abbandono che ho subito mi ha straziata, mi ha costretta, nel bene e nel male, a diventare una persona diversa. E volevo finalmente raccontare proprio questo. Quando è straziante venire abbandonati. Ma anche raccontare che, dopo un abbandono, può esserci una resurrezione. E rischiamo di diventare persone migliori di come eravamo».

Chiara Gamberale L’isola dell’abbandono Feltrinelli 224 p 16,50 euro
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