Donnafugata, aristocratico e spirito libero
di Totò Rizzo

Donnafugata, aristocratico e spirito libero

 Non c’è linea dinastica che leghi Costanza DiQuattro a Corrado Arezzo de Spucches, barone di Donnafugata, eppure, per caso, è sua discendente tanto che ha dedicato alla figura di questo aristocratico siciliano della seconda metà dell’800 – intellettuale con idee rivoluzionarie, senatore del Regno, brillante vita pubblica e infelice vita privata – il suo romanzo d’esordio per Baldini+Castoldi, Donnafugata.
Spieghiamo la discendenza “per caso”.
«In breve: Corrado Arezzo ha due figlie, Clementina, talmente malmaritata da diseredarla, e Maria, che muore a 33 anni senza figli nel terremoto di Messina nel 1908, lasciando suo erede un bambino di 9 anni: era mio bisnonno materno».
Un bel patrimonio da gestire.
«Il castello di Donnafugata, adesso proprietà del Comune di Ragusa, e il Palazzo Donnafugata con annesso il delizioso teatro ottocentesco a Ragusa Ibla che sono miei e di mia sorella Vicky».
Un’importante eredità anche intellettuale.
«Corrado Arezzo è stato un precursore, un erudito dallo spirito libero. Ragusa non gli ha dedicato neanche una strada. Così ho voluto raccontarlo non in una biografia ma con una sorta di diario romanzato».
Oltre alla dimora avita, è sua la celeberrima «terrazza di Montalbano» a Punta Secca.
«Proprietà di mio padre. La comprò suo bisnonno, era un magazzino per la salamoia del pesce. Nel tempo vi fu costruita la casa di villeggiatura diventata poi set della fiction. Purtroppo, a causa della popolarità tv, era ormai impossibile trascorrervi le estati. E ne abbiamo fatto un b&b». 

Ultimo aggiornamento: Martedì 15 Settembre 2020, 07:41
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