Cristiana Lauro, il vino in poche mosse con "Il metodo easywine"
di Stefania Cigarini

Cristiana Lauro, il vino in poche mosse con "Il metodo easywine"

Diritti al piacere del vino, senza perdere tempo in tecnicismi e birignao. Lo dice anche il sottotitolo del manuale breve Il metodo easywine: impara il vino in poche mosse. Lo conferma l’autrice, Cristiana Lauro
«Perché secondo me il vino va raccontato e non insegnato. Io ho imparato le basi leggendo dispense che parlavano un linguaggio semplicissimo. Poi ho fatto i corsi, ho avuto un maestro come Daniele Cernilli, ma le basi sono state quelle, semplici»

Una esigenza pop
«Dica pure nazional popolare, non mi offendo. Lavorando nel mondo del vino, promuovendo incontri internazionali, sentivo l’esigenza di parlare a più persone possibili attraverso un linguaggio replicabile da tutti».

Ce l’ha con i super esperti che se la tirano?
«Gli enofighetti, enopazzoidi, enomostri, come li chiamo io? Sì (ride)».

Consigli veloci
«Abbinare il vino al colore dominante del cibo: Fiorentina? Chianti; caciucco?, rosé; carpaccio di pesce?, bianco. E dove sia possibile, abbinare sempre un vino locale».

Quanto conta essere bolognese nel suo mestiere?
«È fondamentale, siamo gaudenti di natura. La mia cultura del vino è iniziata in giro per osterie. Per lavoro frequento chef stellati, ma sono una che a casa fa le tagliatelle al ragù, innaffiate da un buon Sangiovese di Romagna».

Dei tortellini dell’accoglienza ripieni di pollo del vescovo di Bologna?
«Polemica inutile, i grandi chef reinterpretano qualsiasi cosa. Per me, inclusivo o popolare, va bene tutto, purché si mangi bene. Se non fosse stato il vescovo di Bologna nessuno ne avrebbe parlato. Tra parentesi, noi storpiamo tutte le cucine etniche, pensate di mangiare davvero "cinese" in Italia? Per non parlare della deroga della cotoletta alla milanese, che andrebbe cotta nel burro, ma siccome il burro "fa male", viene cotta nell'olio. Interpretare è indice di libertà»

C’è chi ha detto che vino e cibo sono la nuova religione in un mondo senza valori
«Ecco sì, dovremmo sempre ricordarci che stiamo parlando di pane, salame, vino. Più valori e meno foodporn. Un piatto di alta cucina non è religione, nemmeno un borgogna o un riesling, vini di cui tutti ora si riempiono la bocca»

Però esistono i veri esperti
«Certo, ma sono l'uno per cento di chi beve vino, aggiungendo chi ne capisce un po' di più siamo al due per cento della popolazione che beve. Questo libro è scritto per avvicinare con criterio al mondo del vino, per scegliere  la bottiglia giusta sullo scaffale del supermercato, perché ormai anche i supermercati hanno ottimi vini. Poi, se ti prende la passione, fai tutti i corsi che vuoi»

Lei tiene una rubrica sul sito Dagospia
«Roberto D'Agostino aveva scritto la prefazione al mio primo manuale, Delirium tremens, appunti di una wine killer, aveva apprezzato il mio linguaggio, semplice, diretto, schietto. Il suo è uno dei siti più letti in Italia, e mi lascia totale libertà. I titoli dei miei pezzi sono suoi, è un genio in questo».


 
Martedì 15 Ottobre 2019, 02:50
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