Francesco Facchini: «Con "Smartphone Evolution" vi spiego il telefonino di oggi e soprattutto di domani»
di Massimo Sarti

Francesco Facchini: «Con "Smartphone Evolution" vi spiego il telefonino di oggi e soprattutto di domani»

Avrebbe dovuto essere un manuale soprattutto indirizzato a giornalisti e addetti ai lavori della comunicazione. Ma nel 2020 la pandemia globale ha sconvolto il mondo e le vite di tutti noi, cambiando il nostro rapporto con la tecnologia. E allora “Smartphone Evolution” (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine, 28 euro) ha allargato i propri orizzonti, diventando un vero e proprio compendio filosofico sulle infinite potenzialità di un oggetto che «gli italiani toccano circa 150 volte al giorno. Gli irlandesi 57, evidentemente sono meno compulsivi», ci sottolinea l'autore, Francesco Facchini, milanese cresciuto in Friuli Venezia-Giulia, giornalista professionista con radici soprattutto nello sport, oggi uno dei massimi esperti italiani di “mobile journalism” e “mobile content creation”. Ha insegnato all’università ed è stato speaker a conferenze internazionali. Divulga contenuti e corsi per professionisti e aziende tramite la piattaforma algoritmoumano.it.

 

 

Facchini, leggendo “Smartphone Evolution” si apre un mondo...

«Dobbiamo accorgerci che con lo smartphone abbiamo in mano una macchina che può produrre contenuti di altissima qualità, con risparmio di tempo e di denaro. Ha potenzialità di cui spesso non ci rendiamo conto. Parto dalla produzione di questi contenuti con smartphone e tablet, quindi dalla “mobile content creation”, per poi sviluppare una vera e propria filosofia per uno uso consapevole dei nostri telefonini. Da parte di tutti noi, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Con lo smartphone si può rilanciare una carriera, creare nuovi mercati professionali. Si può comunicare meglio, viaggiare meglio, ci si può organizzare meglio. E tanto altro».

 

Ha testato tutti gli accessori, i microfoni, le applicazioni, le tecniche che presenta nel libro? Un lavoro immane...

«In “Smartphone Evolution” c'è la mia vita in questi ultimi anni. Ho studiato, ho testato, ho provato e riprovato. Propongo la mia esperienza per produrre contenuti, bellissime immagini, montare audio e video, gestire attività, gestire il tempo, catturare idee, dando così le conoscenze perché ciascun lettore scelga il proprio percorso e gli strumenti a lui più adatti».

 

La pandemia ha fatto cambiare del tutto il progetto del libro, inizialmente pensato più per “addetti ai lavori”...

«Sino al 2019 lo smartphone era un mezzo di distrazione di massa. Dal 2020 è definitivamente diventato un potentissimo strumento per cambiare le nostre vite. Con lo smartphone facciamo sempre più cose di assoluto valore, creiamo interazioni a cui prima non facevamo caso. Uno solo esempio per tutti: quante persone hanno dato via telefonino l'ultimo saluto ad un caro che non avrebbero più visto. Questo mi ha fatto riflettere tantissimo».

 

L'ultimo capitolo si intitola: “Lo smartphone morirà”. Cosa intende?

«È ovviamente un titolo provocatorio. Morirà nell'uso attuale per diventare qualcosa di molto diverso. Oggi è concepito per lo più ancora come strumento di comunicazione, ma se ci pensiamo bene lo usiamo sempre meno per telefonare. Già adesso gestiamo case, magazzini, vendite, attività, acquisti, prenotazioni, biglietti, certificati. Domani sarà un personal computer, o meglio un personal device sempre più potente, che terremo in borsa o in tasca, che toccheremo sempre di meno, che governeremo con la voce e che controllerà il nostro corpo. Potremo gestire olograficamente addirittura spazi e immagini tridimensionali. Non a caso lo scorso luglio Samsung parlava già di 6G, addirittura oltre il 5G. Lo smartphone sarà la nostra connessione totale e costante con il mondo. Dalla quale comunque ci dovremo guardare».

 

Infatti... Non è troppo? Non sarà troppo?

«Per un uso consapevole dello smartphone bisogna sapere quando spegnerlo. Bisogna sapere come consegnare alle varie applicazioni solo i dati strettamente necessari. Bisogna poi spegnere le notifiche: è un mio “mantra”. Quante volte capita di accostarci allo smartphone per un motivo e poi vagare tra mille notifiche e social per la paura di perderci qualcosa in rete, salvo dimenticarci di quello che volevamo fare in origine. Quante volte pensiamo che se non rispondiamo subito a un messaggio l'interlocutore ci odierà o non ci farà più lavorare con lui. Spero con questo libro di contribuire ad invertire certi meccanismi: dobbiamo usare lo smartphone con consapevolezza, prima che lui usi noi».

 

Lei descrive veri e propri disturbi...

«Uno di questi è l'FMO, il Fear of Missing Out, proprio l'andare a scrollare compulsivamente le notifiche. E poi c'è per esempio il Phubbing, contrazione di Phone e Snubbing, ovvero snobbare: è il comportamento per cui crediamo sia normale che una persona guardi il cellulare mentre ci sta parlando, sta interagendo con noi. Addirittura capita che ci scusiamo se lo stiamo distraendo. In realtà è un disturbo di chi sta compulsando sullo smartphone».

 

Particolarmente spinoso è il rapporto poi tra lo smartphone e i bambini e i ragazzi. Tema tornato d'attualità soprattutto dopo gli ultimi casi di cronaca, con tragiche sfide su TikTok che hanno coinvolto minori...

«Sono un papà e queste vicende mi colpiscono molto. Come genitori non si fa mai abbastanza. Siamo tutti colpevoli quando pubblichiamo foto di minori, quando usiamo lo smartphone come baby sitter. Non possiamo ormai negare la vita digitale dei nostri figli, ma dobbiamo essere presenti e vigilare quando la sviluppano. Dobbiamo esserci, spiegare, fare con i nostri figli un contratto di fiducia, dire anche dei no. Non dobbiamo distrarci: come urliamo se i nostri figli ancora piccoli corrono rischiando di attraversare la strada, dobbiamo urlare in un certo senso anche sui pericoli dello smartphone. E poi io ritengo che prima dei 13-14 anni non si debba dare a un ragazzo o a una ragazza uno smartphone personale».


Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Febbraio 2021, 00:48
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