Aldo Cazzullo "A riveder le stelle": «Noi italiani, figli di Dante»
di Paola Pastorini

Aldo Cazzullo "A riveder le stelle": «Noi italiani, figli di Dante»

Nella primavera del 1300 Dante intraprende il viaggio più importante della sua vita. Quello nell'aldilà, che narra nella Divina Commedia, il poema fondativo della lingua italiana e dell'Italia. Aldo Cazzullo, giornalista, ha indagato il primo capitolo di questo viaggio, l'Inferno, nel suo saggio A riveder le stelle.

Perché leggere Dante oggi?
«Perché è il più grande poeta della storia dell'umanità e la Divina Commedia, come diceva Borges, è il più bel libro scritto dagli uomini. Dante ci fa capire chi siamo noi italiani, cosa abbiamo fatto e possiamo ancora fare. Credo che essere italiani sia una opportunità e responsabilità, con il nostro patrimonio di cultura e di bellezza. Noi italiani alla fine ce la abbiamo sempre fatta, siamo un popolo di irriducibili. Siamo ancora quelli dell'epoca di Dante, parliamo quella lingua, abbiamo quei valori, quelle debolezze. Dante siamo noi. Lo scrive lui stesso nel primo verso Nel mezzo di cammin di nostra vita. Nostra, la storia siamo noi, ci riguarda ancora, 700 anni dopo».
Dante è anche molto critico verso l'Italia.
«Accusa gli italiani di essere divisi in mille fazioni e famiglie. Sembra il ritratto dell'Italia di oggi».
Dante ha inventato l'italiano e Italia?
«Sì, la lingua di Dante è modernissima, e usiamo ancora tantissime sue espressioni, da solo soletto a senza infamia e senza lode. E ha anche inventato l'Italia, il Bel Paese. La nostra nazione non nasce da guerre o da imperi, ma è un'idea di valori e di bellezza».
Il suo personaggio preferito dell'Inferno?
Ulisse, perché è Dante. Ulisse è colui che non si accontenta e vuole sapere di più. È il viaggio dell'uomo moderno».
Ultimo aggiornamento: Martedì 29 Settembre 2020, 07:48
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