Insulti alla compagna per un anno a Latina, ma i bulli vengono promossi (e i genitori li difendono)

La richiesta di mandarli almeno ai lavori socialmente utili respinta dalle famiglie

«Se muori è lo stesso», mesi di insulti in chat ad una ragazza. Promossi i bulli (e i genitori li difendono)

di Marco Cusumano

Avevano bullizzato la compagna di classe per tutto l’anno scolastico creando addirittura un gruppo whatsapp chiamato “Ebola”, come il suo terribile soprannome. «Se muori non se ne accorge nessuno», «se non hai amici, fatti una domanda», «per quanto sei grossa non passi dalla porta», questo il tenore dei messaggi che le venivano rivolti. Dopo la denuncia e l’indagine per istigazione al suicidio e stalking, tutti i bulli sono stati promossi, alcuni a pieni voti, ma le famiglie non hanno voluto neppure accettare la proposta di attivare un percorso di “giustizia riparativa” per far comprendere ai figli la gravità delle loro azioni.

Il caso riguarda la classe terza di una scuola media della provincia di Latina dove, nelle ultime settimane prima della fine delle lezioni, c’è stato un viavai di poliziotti, psicologi e avvocati. I ragazzini coinvolti si sono giustificati dicendo che per loro era solo un “gioco”. Che però ha avuto conseguenze gravissime sulla ragazzina finita nel mirino. La 13enne, terrorizzata, si era isolata sempre di più e aveva iniziato anche a entrare in ritardo per evitare di incontrare i compagni all’ingresso della scuola

Anzio, maxi rissa tra due baby gang: pugni e schiaffi tra i turisti in fuga

LA CHAT

La chat dell’odio era stata creata da un ragazzino di cui la vittima si era invaghita, ma che non ricambiava il suo interesse. Poi è diventata un serbatoio di insulti di ogni genere, con tanto di indicazioni sulle modalità, come se fosse una “challenge”, una sfida: bisognava colpire la compagna, soprannominata “Ebola”, umiliandola anche per l’aspetto fisico e il portamento.

Lei, per fortuna, ha avuto la forza di raccontare tutto alla mamma che ha presentato una denuncia. I bulli, nel frattempo, sono stati tutti promossi all’esame di terza media, alcuni con ottimi voti. Per loro l’unica conseguenza è stata il 6 in condotta. Anche la ragazza, vittima degli insulti, è riuscita a chiudere l’anno con un esame eccellente e una media vicina al dieci. Una prova di carattere eccezionale, considerando cosa ha dovuto subire durante tutto l’anno scolastico. 

L’inchiesta giudiziaria rischia però di concludersi con un’archiviazione, legata alla giovane età dei ragazzi. Essendo tutti al di sotto dei 14 anni, gli alunni non sono imputabili e per questo motivo, nonostante le prove schiaccianti, la Procura dei Minori di Roma ha chiesto l’archiviazione, ma l’ultima parola spetta al Gip. 
Ci sarebbe un’altra via percorribile, invocata dalla mamma della ragazza: la “giustizia riparativa”.

Un percorso volontario per tentare di riportare i bulli in una dimensione di correttezza e rispetto. Le condizioni ci sono tutte, ma purtroppo i genitori dei ragazzi indagati hanno rifiutato anche questa possibilità. Una scelta che ha lasciato ulteriormente l’amaro in bocca alla famiglia della vittima. E non solo, visto che il caso è stato seguito in prima persona dalla Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio Monica Sansoni: «Più volte - commenta - ho espresso la delusione derivante dal comportamento proprio di certi genitori che più di altri avrebbero dovuto seguire comportamenti e atteggiamenti educativi e rieducativi».

LA GARANTE

«A prescindere dall’esito dell’indagine in corso - aggiunge la Garante regionale - abbiamo incontrato alunni, famiglie e docenti. Sono stati effettuati interventi con giochi di ruolo, confronti, discussioni sul rispetto reciproco, sulla legalità che hanno contribuito a migliorare decisamente il clima all’interno della classe». Sono stati coinvolti anche la psicologa Gabriella Marano e l’avvocato Pasquale Lattari del centro Antiviolenza minorile di Latina. «I ragazzi - continua Sansoni - hanno rielaborato il vissuto, le condotte, riflettuto sulle dinamiche relazionali che appaiono ora fluide, seppur con qualche criticità in capo ad alcuni ragazzi, in particolare circa il timore di ciò che può derivare dal procedimento giudiziario». 

In attesa degli sviluppi, la madre della ragazza vittima dei soprusi spera almeno di vedere i bulli impegnati in un percorso di recupero che può essere solo volontario. Per evitare che mesi di umiliazioni vengano archiviati con un semplice 6 in condotta. 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 2 Agosto 2023, 11:07
© RIPRODUZIONE RISERVATA