​Variante Delta e turismo, piovono disdette: «Troppe incognite in agosto»

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di Michele Di Branco

E adesso l’industria delle vacanze comincia davvero a temere. La speranza di un’estate di rilancio lascia il campo all’incubo della variante Delta. Il lento ma continuo aumento dei contagi e le voci sul possibile ritorno alla zona gialla per alcune Regioni chiave (prima tra tutte la Sardegna, ma anche Abruzzo, Campania, Marche e Sicilia) per il settore fanno crollare gli affari. Secondo le stime della Fiavet, la Federazione italiana associazioni imprese viaggio e turismo, nell’ultima settimana si è registrato un calo del 50% delle richieste di prenotazione sia per l’estero che per l’Italia. Il numero degli italiani che avevano deciso di fare le vacanze oltre confine era già esiguo, rispetto al periodo pre-pandemia: si tratta, sempre secondo i dati della Federazione, del 15% delle prenotazioni.

 

Variante Delta, crollo della domanda per le vacanze

Ma ora si è innescata una brusca frenata delle richieste, accompagnata da un’ondata di cancellazioni, sia per le mete interne che per quelle al di fuori dei confini nazionali. «Tenendo conto che in questi giorni gli italiani stanno decidendo la partenza delle prossime 3-4 settimane – spiega la presidente di Fiavet, Ivana Jelinic, – già abbiamo visto negli ultimi giorni un crollo della domanda e le persone hanno deciso di non confermare e di aspettare. A questo si aggiunge un insorgere di domande di annullamento perché qualcuno, colto dai timori, ha preferito addirittura cancellare, e si tratta di cancellazioni anche per le settimane centrali di agosto».

Secondo il presidente Fiavet, «l’elemento che inizia a preoccupare e che desta grande preoccupazione sono proprio le cancellazioni: da un lato per via di quello che sta succedendo all’estero, dall’altro perché le ipotesi di far diventare alcune Regioni gialle e il fatto che si stia alzando l’allerta sta spaventando le persone che preferiscono rinunciare alle vacanze».
Per dare un’idea del clima pesante che si respira, basta fare un giro d’orizzonte nelle città d’arte. Nell’ultima settimana, a Firenze le disdette negli hotel, causa Covid, si attestano tra il 15 e il 20%. «Bisognerà poi capire quante nuove prenotazioni salteranno» allarga le braccia sconsolato presidente locale di Federalberghi, Francesco Bechi. Anche a Venezia la situazione delle prenotazioni alberghiere non è delle più rosee: il tasso di occupazione degli hotel nei weekend (di solito al 100%) sfiora il 60% e nei giorni feriali si arriva a malapena al 20. I turisti che arrivano in città sono per lo più italiani, tedeschi e austriaci. «Le previsioni non sono buone - fa sapere l’azienda del turismo della città veneta - ma se il Covid ci abbandona e il vaccino funziona, ci aspettiamo una piccola ripresa a partire da settembre».

L’allarme variante fa piovere sul bagnato a Roma. Nella Capitale, fa notare Federalberghi, la metà delle strutture (parliamo di circa 600 hotel) è tutt’ora chiusa. E, come se non bastasse, ci si è messa di mezzo pure la Coppa vinta dall’Italia a Wembley che ha fatto crollare del 40% le prenotazioni su Roma di turisti inglesi, che rappresentano un terzo delle presenze in città. «Se verranno introdotte nuove restrizioni - spiega il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - saranno soprattutto gli stranieri a disdire le prenotazioni. In particolare gli americani, la cui presenza è determinante in località come Capri, Roma e Firenze».

Vista la situazione, gli esperti del settore avvertono che nello scenario attuale ogni segnale di incertezza potrebbe incidere negativamente sulla ripresa del turismo. «Stimavamo che per effetto del green pass - fanno sapere da Confesercenti - si sarebbero generati 2,5 milioni di pernottamenti in più e quasi 3 miliardi di euro di spesa turistica aggiuntiva: numeri che ora rischiano di essere spazzati via da una nuova ondata di sfiducia sulla destinazione Italia».
 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Luglio 2021, 12:48
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