Vaccini, quando arrivano? Ritardi anche da Johnson&Johnson: l’Europa accelera ​e l’Italia frena

Video
di Mauro Evangelisti

Le vaccinazioni corrono, ma non alla velocità che tutti speravamo. Sembra sempre che l’inizio della stagione dell’abbondanza delle dosi si sposti da un mese all’altro. L’Italia aveva creduto che nel secondo trimestre finalmente sarebbe cessata la penuria di vaccini, ma ad aprile si andrà con il freno a mano tirato, con circa 8 milioni di fiale a disposizione. Ora però comincia a esserci preoccupazione anche per il mese di maggio, quello che doveva consolidare le 500mila iniezioni giornaliere. Letizia Moratti, assessore al Welfare della Lombardia, dice che «non c’è certezza sulla programmazione degli arrivi del prossimo mese»; Alessio D’Amato, assessore alla Salute del Lazio, conferma più o meno questo scenario: «Johnson&Johnson manderà il grosso delle dosi promesse solo a giugno. Noi stiamo per inaugurare il centro vaccinale “drive through” più grande d’Europa a Valmontone, che può fare 5.000 iniezioni al giorno. Ma servono le dosi».

 

​Roma, i ristoratori: noi apriamo. Ma il fronte è spaccato

 

 

I nodi

 

Martedì saranno consegnate, all’Italia, le prime fiale in assoluto di Johnson&Johnson, 184.800. Arrivano in anticipo, perché erano attese per la settimana successiva, ma sono meno del previsto perché si sperava di riceverne 400.000, traguardo che si raggiungerà, forse, a fine mese. Vero, essendo un vaccino monodose, valgono doppio, ma comunque è poco più del 5 per cento dei quantitativi (7,3 milioni) promessi per il secondo trimestre. Per capire: il Lazio avrà diritto a 20.000 dosi, se le avesse distribuite alle farmacie come annunciato inizialmente, sarebbero state usate in un giorno. Saranno dirottate alla vaccinazioni nelle carceri. Anche negli Stati Uniti si parla di un taglio dell’85 per cento delle prime forniture della multinazionale, a causa di un problema nello stabilimento del Maryland. Ma per l’Italia la partenza lenta di J&J è comunque una tegola, perché significa che gli altri quasi 7 milioni saranno concentrati in soli due mesi, anzi, secondo ciò che trapela dalle Regioni, soprattutto a giugno, spostando ulteriormente l’obiettivo di proteggere un alto numero di italiani.

 

Riaperture, verso il sì per arene e locali con i tavolini all’aperto. Le nuove regole

 

Johnson&Johnson ha comunque confermato che rispetterà, nell’arco dei vari trimestri, gli accordi sul numero di dosi complessivo. AstraZeneca ha ridotto del 50 per cento gli invii alla Ue e sempre martedì saranno consegnate 175.200. Poca cosa, ormai l’Italia punta soprattutto su Pfizer, che è costante con 1,5 milioni di dosi settimanali. E si spera in un aumento. La preoccupazione per una nuova frenata nelle consegne riguarda tutti i paesi della Ue, ma negli ultimi giorni è successo qualcosa di anomalo. Altre nazioni hanno decisamente accelerato: l’Italia ormai ha una media di 300.000 iniezioni al giorno, la Spagna (che pure ha meno abitanti) venerdì ha superato le 400.000 dosi somministrate in 24 ore, la Francia è a mezzo milione, la Germania addirittura a 650.000. Come mai l’Italia va più lenta? Non è un problema di dosi distribuite, perché i meccanismi di consegna degli acquisti europei tengono conto del numero di abitanti. Può essere che altri paesi siano andati in precedenza più lenti e ora, con le dosi che avevano ancora ferme, abbiano accelerato. Attualmente in Italia ci sono circa 2,5 milioni di dosi di scorta, ma la differenza tra piano vaccinale e realtà è impietosa.

Secondo lo pianificazione aggiornata dal generale Figliuolo tra il 14 e il 20 aprile, dunque tra pochi giorni, dovremmo raggiungere l’obiettivo del mezzo milione di dosi somministrate ogni 24 ore. Ma con le forniture previste, appare un traguardo destinato ad essere ritoccato al ribasso. «Perché la Germania ha già siglato un accordo con Sputnik?» ha chiesto polemicamente ieri D’Amato. Da Berlino in effetti c’è una doppia accelerazione: Pfizer-BioNTech ha avviato una nuova linea di produzione del vaccino nello stabilimento di Magdeburgo e questo potrebbe assicurare alla Germania le dosi aggiuntive che aveva opzionato; al contempo, secondo Kirill Dmitriev, ceo di Rdif, il Fondo sovrano russo che finanzia il vaccino Sputnik, intervistato da “Quarta Repubblica”, la trasmissione di Retequattro, «la Germania ha già avviato una trattativa con noi e potremmo fornirle 20 milioni di dosi tra luglio e settembre».

Va detto che comunque i tedeschi aspetteranno l’autorizzazione di Ema (agenzia europea del farmaco): la rolling review (la revisione dei dati della sperimentazione) è stata avviata il 4 marzo, però da allora si sono fatti pochi passi in avanti. Gli ispettori di Ema dovevano partire per la Russia per visionare lo stabilimento di produzione, ma la società che ha presentato la domanda di autorizzazione ha chiesto di rimandare l’ispezione. Dunque, difficilmente il via libera di Ema a Sputnik potrà esserci prima di luglio, più probabile che il prossimo vaccino autorizzato dall’agenzia europea sia quello della tedesca Curevac. Sono comunque tempi lunghi e questo trimestre sarà coperto solo da Pfizer (molto regolare nelle consegne), Moderna (in totale 4,6 milioni di dosi sui tre mesi, non quantitativi enormi), AstraZeneca e Johnson & Johnson.

 

Strategia

 

L’ordinanza firmata l’altro giorno dal generale Figliuolo, che impone alle Regioni di procedere rigorosamente per classi di età, ha provocato qualche sussulto perché la macchina delle prenotazioni andrà rivista. L’obiettivo, comunque, è coprire con almeno una dose tutti gli ultra sessantenni nel giro di due settimane. Il mancato massiccio incremento delle forniture rischia di rendere vano lo sforzo fatto per mettere in campo grandi centri vaccinali, medici di base, specializzandi, farmacie. Un’organizzazione così complessa potrà servire in futuro, ma al ritmo delle 300mila vaccinazioni attuali rischiano di essere solo una complicazione.

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 11 Aprile 2021, 20:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA