Ucraina, 50mila profughi in Italia: ecco dove andranno

Atteso decreto. Fedriga, ce ne sono altri 80mila non certificati

Ucraina, 50mila profughi in Italia: ecco dobve andranno

Servono risorse adeguate e linee guida precise per il sistema che in 20 giorni ha accolto 50mila persone in fuga dall'Ucraina, in prevalenza donne e bambini. E Massimiliano Fedriga, il presidente del Friuli Venezia Giulia, 'portà verso l'Italia, ha ipotizzato «altri 80 mila non certificati». Regioni, Comuni, prefetture, terzo settore, famiglie. Uno sforzo generoso e non sempre ordinato che andrà messo a regime nella prospettiva che il flusso in entrata continui a questi livelli, con circa 3mila ingressi al giorno. Sarà un decreto che dovrebbe andare domani in Consiglio dei ministri a definire la strategia. Con oltre 3 milioni di ucraini già fuoriusciti, c'è la preoccupazione di non farsi trovare impreparati. Mentre il premier ceco Petr Fiala ha già detto che non può più accettare nuovi profughi dopo i 270mila già arrivati.

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Le donne rappresentano la metà degli ucraini arrivati, mentre altri 20mila sono minori. Le città dove si stanno orientando i maggior flussi sono Milano, Roma, Napoli e Bologna. La distribuzione sul territorio nazionale è continuamente monitorata da Protezione civile e Viminale per prevenire eventuali criticità. Per ora la grande maggioranza delle persone giunte dal Paese attaccato dalla Russia si è sistemata in modo autonomo presso parenti, conoscenti e famiglie. Soltanto in 2.500 circa sono stati smistati nella rete dei centri Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e Sai (Sistema di accoglienza ed integrazione). Il Viminale, comunque, nella prospettiva di una crescita della migrazione forzata, ha avviato le procedure per nuovi 3.530 posti. Il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, è alle prese con il coordinamento degli interventi. La linea portata avanti è quella dell'accoglienza diffusa, evitando per ora campi e grandi concentrazioni. Confidando in una pace che potrebbe spingere molti a rientrare in Patria. Si fa molto affidamento sull'ospitalità delle famiglie, che andrà però mediata dal Terzo settore, associazioni come Caritas e Refugees welcome, che hanno una lunga esperienza sul tema.

«Chiediamo che siano valorizzate le esperienze già consolidate, con una centralità delle associazioni e degli enti locali», chiedono le ong che fanno parte del Tavolo asilo. Il volontarismo va infatti regolato, tanto più se si tratta di soggetti potenzialmente vulnerabili come donne e bambini scappati dalla guerra che devono essere indirizzati verso ambienti sicuri e certificati. Allo studio una piattaforma informatica nazionale per registrare tutti gli arrivi ed una anche per gestire l'offerta di accoglienza dei privati. Che ha un costo e si stanno così valutando incentivi economici per evitare di gravare sulle famiglie; possibile anche l'assegnazione mensile di un «contributo di autonoma sistemazionè come per gli sfollati ai profughi.

Una soluzione scelta dalla Repubblica Ceca che concede ai rifugiati 200 euro al mese e altri 120 a chi lì accoglie. In Lombardia si contano 11mila arrivi e la Caritas ambrosiana ha iniziato un percorso di formazione e orientamento per le famiglie che hanno dato la disponibilità ad ospitare in affido i minori non accompagnati. Ci sono già 2.100 famiglie pronte ad accogliere. Fedriga torna ad invocare l'Esercito per un »supporto logistico e sanitario«. Altre Regioni come Toscana e Campania hanno sottoscritto convenzioni con gli albergatori. »È inutile andare a cercare nei vari comuni, abbiamo tanti alberghi vuoti. Speriamo solo che sia a spese del Governo«, ha detto il governatore campano Vincenzo De Luca, ipotizzando anche la possibilità di lavori stagionali »nel settore alberghiero, nell'agricoltura».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Marzo 2022, 21:09
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