Sottrae mezzo milione a due parrocchiane, la difesa di don Paolo: «Ho esagerato nell'aiutare le persone»

Don Paolo Bianciotto si difende dalle pesanti accuse spiegando: "Ho dato soldi a parecchia gente che ne aveva bisogno. Per farlo ho dovuto però rivolgermi a chi di soldi ne aveva"

Sottrae mezzo milione a due parrocchiane, la difesa di don Paolo: «Ho esagerato nell'aiutare le persone»

È accusato dalla Procura di Torino di aver circuito due sue parrocchiane, sottraendo loro beni per un valore di mezzo milione di euro. E don Paolo Bianciotto, parroco di Madonna di Fatima a Pinerolo, si difende così dalla pesante accusa: «Ho esagerato nell'aiutare le persone».

Leggi anche > Esplosione in una cascina, un morto a Mondovì: in corso ricerche di eventuali dispersi

L'inchiesta

 


Secondo quanto raccolto dalla Guardia di Finanza di Pinerolo, il parroco, che si proclama innocente, avrebbe fatto pressioni sulle due parrocchiane per fare corpose donazioni, approfittando del suo ruolo e del rapporto che si era creato, oltre che della loro fragilità. Poi, però, quei soldi sarebbero stati gestiti da don Paolo che li avrebbe fatti transitare sui propri conti correnti. I soldi, adesso, si trovano sotto sequestro da parte della Guardia di Finanza. E per il parroco sono scattate le accuse di circonvenzione di incapace e appropriazione indebita. 

Le indagini

Secondo le indagini, avviate diversi mesi fa e riferite a fatti risalenti ad anni passati, il parroco si sarebbe reso protagonista di un giro di bonifici e prelievi sui conti intestati alla parrocchia e a una associazione che presiede facendoli transitare su suoi conti. Ma, oltre ai movimenti bancari sospetti, sono spuntati anche i messaggi che il parroco, che gestisce la parrocchia da oltre 40 anni, scambiava con le due parrocchiane. Una delle due, infatti, si era convinta a donargli tutti i soldi guadagnati dalla vendita di un immobile, mentre l'altra addirittura gli avrebbe affidato l’intera gestione dei conti. Don Paolo non nega di aver ricevuto i soldi, ma rigetta le accuse di aver circuito le due fedeli e di essersene approfittato per fini personali. «Ho dato soldi a parecchia gente che ne aveva bisogno, compresi alcuni sacerdoti per interventi sugli edifici di culto. Per farlo ho dovuto però rivolgermi a chi di soldi ne aveva», ha spiegato infatti il prete a L'Eco del Chisone.

La diocesi collabora

Il vescovo di Pinerolo, Monsignor Derio Olivero, nel frattempo ha fatto sapere di aver appreso delle indagini e che la diocesi sta collaborando con gli inquirenti, ma prima di condannare attende la sentenza. «Mi sono subito mosso per vigilare. Nessuno è colpevole prima della sentenza, per cui vale la presunzione di innocenza, sempre. Attendiamo che la giustizia faccia il suo corso. La diocesi si mette a disposizione garantendo la massima disponibilità e collaborazione affinché si faccia chiarezza sulla vicenda», ha voluto sottolineare il vescovo.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Gennaio 2023, 18:09
© RIPRODUZIONE RISERVATA