Smart working, scivola dalle scale di casa: «È infortunio sul lavoro». Risarcita con 20 mila euro

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di Paolo Calia

TREVISO - Scende le scale di casa mentre sta telefonando a una collega con uno smartphone di servizio durante l’orario di smartworking, il lavoro agile dalla propria abitazione che tante aziende stanno applicando in tempo di pandemia. Parlando però mette un piede in fallo e cade rovinosamente. Scivola per mezza rampa in malo modo e si provoca un paio di fratture. E, dopo un lungo braccio di ferro con l’Inail, con l’assistenza del patronato della Cgil di Treviso riesce a farsi riconoscere l’incidente come infortunio sul posto di lavoro e ottenere, oltre alla copertura dei giorni di malattia, anche un indennizzo di 20mila euro per danno biologico e, dato il danno permanente, visite e terapie gratis e senza obbligo di ticket per i prossimi dieci anni.

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LA VERTENZA
La protagonista è una 50enne di Treviso, impiegata amministrativa di un’azienda metalmeccanica in smartworking da quasi un anno come tutti i suoi colleghi con incarichi da ufficio. A settembre scorso le capita l’incidente casalingo nel bel mezzo dell’orario di lavoro. «La dipendente - spiega Valentina Dalle Feste, responsabile del settore tutela della salute della Cgil trevigiana - è andata subito in pronto soccorso dove ha accuratamente raccontato cosa le era accaduto, quando e in che modalità. Da lì, come da prassi, è partita la segnalazione all’Inail mentre la donna ha denunciato l’infortunio al suo datore di lavoro». A quel punto però si è palesato il primo ostacolo. L’Inail, inizialmente, non ha riconosciuto l’infortunio sul posto di lavoro ritenendo che non ci fosse un nesso tra l’attività che la 50ennne stava facendo in quel momento e le sue mansioni. «La signora è venuta da noi e abbiamo subito fatto un ricorso amministrativo all’Inail - continuano dal sindacato - e così tutta la pratica è stata ripresa in mano». Dopo la revisione l’Inail è tornata sui suoi passi, ammettendo che l’incidente era avvenuto sì a casa ma in orario di lavoro e secondo una modalità, lo smartworking, concordata con l’azienda. Ma l’elemento decisivo è stato un altro: «L’essere caduta telefonando a una collega con il telefono di lavoro è stato determinante», sottolinea Dalle Feste, che ha sostenuto la difesa della donna attingendo a tutta una serie di sentenze della Cassazione in tema di infortuni durante l’attività lavorativa.


PRIMA VOLTA
«È la prima volta che viene riconosciuto un infortunio sul posto di lavoro in modalità smartworking - ammettono dalla Cgil trevigiana - il ricorso che abbiamo presentato sta facendo scuola. L’Inail ha riconosciuto un nesso di causalità, dimostrando un atteggiamento di grande disponibilità. Questo precedente adesso farà diritto».
Dal 2019 al 2020 lo smartwoerking si è diffuso in maniera esponenziale passando in Italia e nel Veneto dal 5% di aziende che lo utilizzavano a percentuali che oscillano tra il 40 e il 50%. 
Altro dato nuovo che emerge dalle statistiche Inail: il numero di contagiati dal Covid sul posto di lavoro, denunciati all’Inail come infortuni e come tali trattati. Dal primo gennaio 2020 al 28 febbraio 2021, in Veneto, sono stati 16.752 (in Italia 156.766). Treviso è la provincia con più pratiche di questo tipo: 2.946, l’84% riguarda infermieri e tecnici della salute.
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 17 Aprile 2021, 12:26
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