Spagna-Italia 1 a 0: quando si tratta di parità di genere sono sempre un passo avanti a noi

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di Barbara Gubellini

Ma com’è che la Spagna è sempre una spanna davanti a noi, quando si tratta di parità di genere? E’ possibile che tutti quegli argomenti che da noi sono visti solo come argomento di studio accademico o come esagerazioni dei fissati del politically correct in Spagna diventino invece legge?

E’ successo anche la scorsa settimana. Protagonisti, questa volta, sono i giochi per bambini.

Sarà capitato anche a voi – non serve avere figli – di entrare in un negozio di giocattoli, per fare un regalo, e la commessa vi abbia chiesto: “maschietto o femminuccia?”. Alla vostra risposta sarete stati guidati in uno dei due reparti: bambole, cucine e belletti nell’angolo “rosa”, macchinine, costruzioni e supereroi in quello “azzurro”.

Anche in televisione, nelle pubblicità di giochi per bambini, da noi gli stereotipi sono duri a morire: le bambine educano bambole, pettinano capelli sintetici e imitano le loro mamme truccandosi, mentre i maschi lottano, combattono, corrono, con giocattoli più “action”.

Ebbene, in Spagna, ciò non accadrà più, perché una nuova legge ha esplicitamente vietato che determinati giochi siano promossi e venduti per un genere piuttosto che per l’altro.

E noi? Quando ci vogliamo mettere in pari con i vicini spagnoli?

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Giornalista, autrice e conduttrice tv. Da anni realizza reportage di approfondimento su ambiente, sostenibilità e temi sociali. L'argomento che più la appassiona è la parità di genere. E' mamma di due bambini.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Dicembre 2022, 22:54
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