Mi piace Spiderman, e allora? Il nome complicato degli stereotipi di genere VIDEO

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di Barbara Gubellini

Nei giorni in cui al cinema è finalmente uscito lo strepitoso e pluripremiato Una donna promettente (lo vedi e mai più potrai cadere dal pero di fronte all’espressione “cultura dello stupro”), in qualche sala si nasconde anche un piccolo gioiello: Mi piace Spiderman e allora?, un cortometraggio italiano che forse da Settembre sarà proiettato anche nelle scuole.

 

E’ un dialogo tra un ragazzo e una ragazza: due fidanzatini e compagni di classe. Lui la prende in giro perché lei spesso si ribella a professori e compagni. E parte un flashback con cui la ragazza, Cloe, spiega l’origine del suo comportamento.

 

Siamo catapultati in una cartoleria, dove lei è una bambina di sette anni con una zia che cerca di dissuaderla dal comprare uno zaino di Spiderman. La zia insiste che dovrebbe comprarne uno rosa, da femmina, ma a Cloe piace Spiderman: Spiderman “non è da maschi, è di tutti!”, dice. E prosegue il racconto di un’infanzia a ostacoli dei quali, presto, la bambina impara a conoscere il “nome complicato”: stereotipi di genere.

 

Non farò lo spoiler, ma vi assicuro che il messaggio arriva come un pugno allo stomaco.

 

Alla fine i due fidanzatini si allontanano, di spalle, mano nella mano. Un’immagine di speranza, un cammino insieme, verso il futuro.

 

A me è rimasto solo un dubbio: lui avrà capito? Oltre a prenderla in giro bonariamente terrà davvero Cloe “per mano”? Insomma, se noi lo diciamo forte e chiaro che “ci piace Spiderman”, senza paura, voi siete pronti a non “stupirvi” più?

 

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Inviata, autrice e conduttrice tv. Da anni realizza reportage di approfondimento su ambiente, cibo sostenibile e temi sociali. L'argomento che più la appassiona è la parità di genere. E' mamma di due bambini.

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Giugno 2021, 23:00
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