Interruzione di gravidanza, battiti del cuore e cimiteri di feti

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La notizia della settimana? La più brutta arriva dall’Ungheria dove, in questi giorni il governo ha approvato un decreto che riguarda le interruzioni di gravidanza. A partire dal 15 settembre, infatti, tutte le ungheresi che  decideranno di abortire saranno obbligate dal personale sanitario ad ascoltare il battito del cuore del feto. Tutto ciò mentre, in Italia, c’è chi parla di rendere obbligatoria la sepoltura del feto.

Che una parte dell’Europa – mi riferisco al gruppo Visegrad ovviamente - sia ancora in pieno Medio Evo lo sappiamo bene, ma che facciamo? Ci vogliamo accodare anche noi?

“Una donna prima di abortire deve avere ben presente che sta uccidendo una vita, per questo è bene che ascolti il battito del cuore”: questo penseranno i sostenitori della decisione ungherese.

Io, a questi signori, risponderò con una considerazione banale ma che a questo punto mi sembra necessaria.

Facciamo finta che io rimanga incinta e che il padre non ne voglia sapere del bambino, che scappi, si dilegui e che io non voglia e non possa crescere un figlio da sola, perché non ho i mezzi, né le forze. Decido di interrompere la gravidanza. Questo mi porta dolore, perché se quell’uomo fosse stato al mio fianco avrei preso un’altra decisione. Vado quindi ad abortire, magari in lacrime. Perché dovrei ascoltare anche il battito del cuore? Perché mi si dovrebbe imporre un’ulteriore sofferenza? E il padre? Lo sentirebbe mai quel battito?

Come dicevo, è solo un esempio: infatti potrei voler abortire perché sono stata violentata o per mille altri motivi ancora – “di salute, economici, sociali  o familiari”, come prevede la legge 194 -.

E invece, magari, mi obbligano anche a seppellire il feto così che quello che per la legge italiana non è omicidio - l’interruzione di gravidanza avviene appositamente entro i 90 giorni di gestazione per cui, di fatto, non si sta uccidendo nessuno – sembri invece tale.

Beh, il 25 settembre, quando andremo a votare, pensiamo anche a queste considerazioni banali. Può servirci a salvare i diritti conquistati.

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Giornalista, autrice e conduttrice tv. Da anni realizza reportage di approfondimento su ambiente, sostenibilità e temi sociali. L'argomento che più la appassiona è la parità di genere. E' mamma di due bambini.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 15 Settembre 2022, 11:44
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