Roma, "World Press Photo 2021": per la prima volta al Mattatoio gli scatti migliori del celebre premio di fotogiornalismo
di Valeria Arnaldi

Roma, "World Press Photo 2021": per la prima volta al Mattatoio gli scatti migliori del celebre premio di fotogiornalismo

Un abbraccio. Intenso, avvolgente, confortante. E protetto. È una stretta salvifica, che mantiene la “separazione” tra i corpi ma pare annullare, nell’emozione, ogni distanza, quella immortalata da Mads Nissen, il 5 agosto 2020, nello scatto “The First Embrace”, immagine di una paziente malata di covid-19 che, attraverso le cosiddette “tende”, riceve il suo primo abbraccio dopo cinque mesi, a San Paolo, in Brasile. Uno scatto iconico, simbolo della  pandemia. Questa l’immagine premiata come World Press Photo of the Year. Le 141 foto finaliste della sessantaquattresima edizione del noto premio di fotogiornalismo, da oggi fino al 22 agosto, sono riunite nella mostra “World Press Photo 2021”, che torna a Roma, ma per la prima volta viene ospitata al Mattatoio.

 

Promossa da Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, ideata dalla Fondazione World Press Photo di Amsterdam, l’esposizione riunisce, scatto dopo scatto, denunce, reportage, studi, in una collezione di “sguardi” sul mondo.  Sono stati ben 4315 da 130 Paesi i fotografi che hanno preso parte all’edizione, per un totale di 74470 immagini presentate. Varie le categorie, dall’attualità all’ambiente, dalla natura allo sport e molto altro. Organizzata da Azienda Speciale Palaexpo con 10b Photography, l’esposizione è curata da Francesco Zizola.

«Le immagini, le storie e le produzioni selezionate  - dice Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva World Press Photo Foundation - presentano diverse prospettive di uno degli anni più importanti della storia recente, segnato dall'impatto della pandemia Covid-19 e dei movimenti per i diritti sociali in tutto il mondo. Tra i candidati ci sono storie straordinarie di speranza, resilienza e cambiamento sociale». 

 

Ecco allora, lo scatto premiato di Nissen. «Per me, questa è una storia sulla speranza e sull'amore nei momenti più difficili - ha detto il fotografo a proposito della sua immagine Quando ho saputo della crisi che si stava sviluppando in Brasile e della scarsa leadership del presidente Bolsonaro che ha trascurato questo virus sin dall'inizio, che lo ha definito una piccola influenza, ho sentito davvero il bisogno di fare qualcosa al riguardo».

Ed ecco anche l’italiano Antonio Faccilongo,  vincitore World Press Photo Story of the Year, con il progetto Habibi, reportage, condotto dal 2015 al 2019, sul “contrabbando” di sperma nelle carceri israeliane da parte di famiglie palestinesi che vogliono preservare i loro diritti riproduttivi. «Il mio lavoro - afferma - ha l'ambizione di essere un ponte culturale per unire le persone». Antonio Faccilongo per un periodo ha lavorato con l'agenzia Toiati collaborando per Leggo.

 

Nell’iter altri due fotografi italiani vincitori. Lorenzo Tugnoli è stato premiato nella categoria Spot News, Storie, per le foto dell’esplosione nel porto di Beirut, in Libano, nell’agosto 2020. Gabriele Galimberti, invece, ha vinto nella categoria Ritratti, Storie, con un lavoro sui proprietari di armi negli Stati Uniti.

 

Tra i temi indagati nel percorso, oltre al coronavirus, le proteste per l’uccisione di George Floyd, la guerra del Nagorno-Karabakh, gli incendi nel Pantanal, l’invasione di locuste in Kenia, la rimozione delle statue di personaggi controversi e molto altro. Non manca una sezione dedicata al Digital Storytelling.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 28 Maggio 2021, 21:14
© RIPRODUZIONE RISERVATA