Emergenza usura nella Capitale. Tre bande senza scrupoli in manette.
di Emilio Orlando

Emergenza usura nella Capitale. Tre gang senza scrupoli in manette.

L'allarme delle istituzioni e delle associazioni dei commercianti, che in piena emergenza Coronavirus mettevano in guardia sulla piaga dell'usura che era in vertigionosa ascesa, ha trovato conferma nei tre imponenti blitz anticrimine a Roma, che nelle ultime ore hanno portato in manette nove usurai.

Interessi che superavano il 300% annuo, minacce a mano armata, botte, estorsioni e violenza inaudita  verso chi non pagava. Si facevano chiamare ed erano conosciuti nei quartieri di Primavalle e di Torresina, “finanziatori” dei commercianti i sei strozzini, arrestati dal commissariato di Primavalle, che avevano trasormato in un calvario la vita di trenta persone.

A scrivere la parola fine all'inferno che stavano vivendo, dopo la denuncia di una parruchiera, è stata la squadra giudiziaria del commissariato Primavalle di Tiziana Lorenzo che ha riscostruito, con pedinamenti, intercettazioni ed indagini patrimoniali tutte le dinamiche criminali della banda composta da Romolo e Daniele Zaccardi, padre e figlio, Giuliano Candidi, Danilo Mocavini, Francesca Torres e Gianfranco Conti.

Il quartier generale della gang di pericolosi strozzini, era un bar nel quartiere Torresina, di proprietà del coganto di uno degli arrestati ma nella disponibilità di tutti i componenti, che lo utilizzavano per ricevere al suo interno le vittime da “incravattare”.

Durante le perquisizioni e gli arresti dell'imponente operazione di polizia a Primavalle, sono stati sequestrati, gioielli, denaro contante, conti correnti ed una macchina di grossa cilindrata. Il procuratore aggiunto Lucia Lotti, ha ipotizzato per tutti gli arrestati l'accusa di usura aggravata in concorso

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«Se non hai i soldi ti sparo su una gamba». Era questa invece la minaccia con cui Giovanni Gallinaro, l'usuraio arrestato ad Ostia dalla guardia di finanza, con l'accusa di estorsione usura esercizio abusivo dell’attività finanziaria e detenzione illegale di armi e munizioni, terrorizzava le sue vittime che non pagavano gli interessi sui prestiti. 

Le  intercettazioni telefoniche e  ambientali, degli investigatori del maggiore Angela Palmucci delle fiamme gialle, hanno fatto emergere la “prudenza” dell’usuraio, il quale agiva sempre con cautela, limitando al minimo le interlocuzioni telefoniche, dai  toni per lo più pacati  ed amicali, finalizzate  ad  organizzare gli incontri  con i debitori; toni che poi diventavano decisamente più “pesanti”, fino a minacciare ritorsioni fisiche:«Hai tempo fino alle ore 19,00, rivediamoci per quell’ora e ti avviso che se non hai i soldi ti sparo su una gamba». Una delle vittime, terrorizzata, è improvvisamente fuggita all’estero. 

Gestiva un vasto giro di prestiti usurai da un banco di generi alimentari, apprentemete insospettabile nel mercato rionale di Tor de Cenci a Spinaceto, Francesco Lomasto, classe 1990, ex-pugile professionista, originario di Napoli e residente a Roma, che i carabinieri del nucleo operativo dell' Eur hanno arrestato in flagranza di reato per usura dopo essere stato fermato mentre riceveva due orologi di pregio, del valore complessivo di oltre 33.000 euro, da un imprenditore, titolare di un mobilifico di Pomezia, che stava pagando parte di un prestito concessogli con interessi ben oltre la soglia di legge.

L'operazione di polizia giudiziaria è stata compiuta al termine di un'attività d'indagine diretta da pubblico ministero del pool della Procura di Roma - Reati contro il Patrimonio, coordinato dal procuratore aggiunto Lucia Lotti. Sono in corso altre indagini per stabilire se il pugile era l'anello finale di una catena di una vasta organizzazione criminale legata ai clan della Capitale. 

 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Maggio 2020, 23:19
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