Tivoli, le Villae nella “top ten” dei Supermusei più visitati nel 2021. Il direttore Bruciati: «Abbiamo investito sul territorio»
di Sabrina Quartieri

Tivoli, le Villae nella “top ten” dei Supermusei più visitati nel 2021. Il direttore Bruciati: «Abbiamo investito sul territorio»

Con 283.062 visitatori complessivi, Villa d’Este e Villa Adriana a Tivoli, alle porte di Roma, entrano nella “top ten” dei Supermusei (gli istituti con gestione autonoma) più visitati nel 2021 in Italia: salendo di una posizione rispetto al 2020 (219.428), si posizionano seste a livello nazionale e seconde nel Lazio, dopo il Colosseo (1.633.436). Lo rileva la classifica annuale pubblicata dal Giornale dell’Arte dei luoghi della cultura più di successo. Dati che inorgogliscono, ma non lasciano stupito, il Super Direttore delle Villae, Andrea Bruciati, storico dell’arte contemporanea che ricopre tale ruolo da maggio 2017.

 

 

 

Direttore Bruciati, si aspettava questo risultato? 

«Sì. Perché dietro c’è il grandissimo lavoro di tutto il personale, che con la pandemia non si è mai fermato. L’istituto nel tempo è potuto diventare così sempre più un cantiere culturale, tra esposizioni storiche e di arte contemporanea, in un continuo dialogo tra passato e presente, ma anche festival di cinema, pièce teatrali, performance musicali e incontri letterari, che si sono aggiunti alle classiche visite ai siti. È stato reso dinamico un luogo in precedenza percepito e vissuto solo come un museo a cielo aperto. I numeri ci hanno dato ragione».

Le Villae durante la pandemia sono tornate a splendere. Che tipo di interventi avete effettuato? 

«La chiusura al pubblico dovuta all’emergenza sanitaria ci ha permesso di svolgere quei lavori strutturali di manutenzione non più rimandabili e che andavano fatti da almeno vent’anni, dalla rimozione dei liquami e del calcare depositati alle potature invasive del verde, e al suo rimodellamento. Il fermo delle Villae è stata un’occasione di rinascita e un’opportunità per ripensare il nostro ruolo».

E cosa siete oggi? 

«Un attrattore culturale ma anche un luogo che vuole assumersi una responsabilità etica verso il territorio. Noi siamo paesaggio, estroversi e aperti sulla città. Per cui a un certo punto è stato naturale investire sulla nostra comunità, anche come volano economico».

Un esempio? 

«Con la manifestazione “Tivolio”, dopo aver recuperato l’uliveto in abbandono di Villa Adriana e creato con Coldiretti una Dop che si chiama Olea hadriani, abbiamo invitato a esporre tutti i produttori di olio del territorio, offrendo loro la possibilità di “sfruttare” la vetrina internazionale dei nostri due siti Unesco. L’istituto ha anche recuperato il vigneto del Cardinale D’Este di uva pizzutella, ridando la giusta visibilità a questo prodotto di qualità, che caratterizzava in passato le campagne tiburtine». 

Durante la pandemia le Villae sono approdate sul web con tour virtuali?

«No. Abbiamo però creato un nuovo sito, che oggi è il portale italiano tradotto in più lingue. Il benvenuto parte da casa e poter leggere di noi a distanza nel proprio idioma è una forma di accoglienza umana». 

Vista la crisi internazionale in corso, teme ripercussioni sulle visite? 

«Guardi, se nel 2019 due terzi dei visitatori erano stranieri, negli ultimi due anni il Lazio e l’Italia ci hanno riscoperto. Quindi direi di no. Finalmente, poi, grazie a un accordo con Trenitalia, la stazione di Villa Adriana si raggiunge in 30 minuti. Villa d’Este è agevolata, trovandosi in centro». 

Cosa farete per mantenere il successo conquistato? 

«Continueremo a sostenere la vocazione più autentica di questi siti, che sono due “ponti” capaci di far incontrare pubblici con diverse sensibilità ed età, grazie a un dialogo continuo tra opere di differente natura che prende forma nelle Villae. Qui il reperto archeologico adrianeo è l’interlocutore perfetto anche della videoarte presentata all’ultima Biennale di Venezia». 

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Maggio 2022, 16:55
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