SoloEva, la mostra di Eva Audizi a Roma: «La ceramica, il mio spazio vitale»

di Sabrina Quartieri
Dopo aver fatto tutt’altro nella vita, è stato durante la sua seconda gravidanza che Eva Audizi, 44enne romana, ha cominciato a lavorare la creta, frequentando un corso nella sua città, e se ne è subito innamorata. Oggi, a distanza di sei anni, per l’artista arriva la prima mostra personale.
 
 

A essere esposte per tutto il mese di marzo, il martedì e il giovedì dalle ore 10 alle 15, nella galleria Dettagli di via dei Banchi Vecchi 39, a Roma, sono le opere della sua nuova collezione di design, tra cactus verdi smaltati, totem contemporanei dalle sagome variopinte, ma anche vasi e sculture dalle forme insolite. Come nome d’arte la ceramista capitolina ha scelto, non a caso, quello di “SoloEva”, perché creare per lei è "quello spazio vitale in cui mi rifugio, quando cerco una dimensione personale tutta mia, sia fisica che mentale. Sono sempre stata portata per le decorazioni e, allo stesso tempo, attratta dalla possibilità di manipolare la materia e i colori. Ho iniziato a dipingere da piccola, ma non ho potuto fare il liceo artistico e me ne pento. Oggi però – aggiunge l’artista che è mamma di due figlie, Camilla e Giulia – posso dedicarmi alla mia passione a tempo piano e non ne saprei più fare a meno". 

Per le sue creazioni, tutte esposte sul sito www.evaaudizi.com, la ceramista si lascia ispirare da tutto quello che la circonda, a partire dalla natura. In particolare, per le texture, Eva ama osservare le foglie, le cortecce degli alberi e il mare. Nei suoi lavori sono protagonisti diversi tipi di creta, dalla rossa alla bianca, fino alla nera, quella più dura, tipica dello stile giapponese Raku. Le tecniche usate dall’artista nel suo laboratorio in cui dà vita a originali elementi di arredo dalle infinite sagome e tinte, sono le più varie: si va da quella "a colaggio", alle altre "a lastra" e "a colombino".

«Quest’ultima è la mia preferita, perché mi permette di donare una forma e uno stile unici alle opere», racconta “SoloEva”, che nel suo studio-rifugio lontano da tutto e tutti, realizza “vasi riccio” metallici, sculture ispirate alla superficie lunare e totem di ceramica con inaspettati pezzi di acciaio zincato presi nei cantieri, come leve, segmenti di asse e piccoli cric. 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 4 Marzo 2020, 09:44
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