Scuola, accorpamenti nel Lazio: tagliati 37 istituti

Insorgono i presidi e i sindacati: «Un colpo all’organizzazione e all’offerta formativa»

Scuola, accorpamenti nel Lazio: tagliati 37 istituti

di Lorena Loiacono

Quasi 40 scuole del Lazio verranno accorpate a partire dal prossimo anno scolastico. Si tratta degli istituti comprensivi e delle scuole superiori che non arrivano a un numero minimo di iscritti, non rientrano quindi nei parametri di 900-1000 alunni e così vengono uniti a scuole più grandi, perdendo la parte dirigenziale e amministrativa. Vuol dire che non avranno più il loro preside e l’ufficio di segreteria ma si appoggeranno a quelli della scuola a cui vengono accorpati, anche a km di distanza: «decisione gravissima» avvertono i sindacati. La Regione Lazio, il 29 novembre scorso, con una deliberazione di Giunta, ha modificato le linee guida per il dimensionamento, approvate il 6 novembre con cui si prevedeva la riduzione di 14 istituti, dando disposizione di accorparne invece 37. Questo primo taglio, previsto per l’anno scolastico 2023-2024, non sarà l’unico perché nel triennio 2024-2027 dovranno essere accorpate in tutto 53 autonomie scolastiche. Una decisione inaspettata: «Prendiamo atto di tale modifica - spiega Cristina Costarelli presidente dell’Associazione nazionale dei presidi del Lazio - che lascia perplessi, visti i tempi estremamente ristretti in cui dovrà essere operata e che rendono impossibile ricevere indicazioni da parte delle province.

Oltre al fatto che sono già in corso gli open day di presentazione delle scuole alle famiglie per l’anno scolastico 2024-25 sulla base dell’attuale situazione».

A rischio soprattutto le scuole delle piccole comunità: «Purtroppo assistiamo a un calo di iscritti pari a 150mila studenti in meno ogni anno. Per le famiglie ci sarà il disagio di spostarsi per incontrare i presidi».

Sindacati sul piede di guerra

Sul piede di guerra anche tutti i sindacati Cgil.Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief: «Decisione gravissima. La Regione, con la scusa dell'adempimento delle indicazioni della Consulta e del ministero dell’istruzione, mette in atto una drastica riduzione senza coinvolgere le comunità educanti e i territori». La battaglia è partita dalla Regione Campania che ha fatto ricorso al Tar contro il dimensionamento ed ha avuto ragione, lo scorso 30 ottobre, per poi ricevere la bocciatura da parte del Consiglio di Stato, che un mese dopo ha dato invece ragione al ministero.

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Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Dicembre 2023, 08:20
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