Non pagò le tasse per stipendiare i dipendenti: accolto il ricorso in Cassazione

Roma, non pagò le tasse per stipendiare i dipendenti: accolto il ricorso in Cassazione

La Cassazione ha accolto il ricorso contro la condanna a un anno di reclusione di Vanessa Zaniboni, legale rappresentante della Lupini Targhe, azienda del settore automotive con stabilimento a Pognano (Bergamo) travolta dal fallimento dopo un investimento che ha generato un crac milionario. La donna era stata condannata in secondo grado a un anno di reclusione per omesso pagamento delle tasse. Per i supremi giudici, la Corte di Appello di Brescia deve riesaminare la vicenda per appurare se la Zaniboni abbia deciso di evadere il Fisco per utilizzare la liquidità per pagare gli stipendi a circa 250 tra operai e collaboratori, ritenendo in questo modo di non compiere un illecito. Circostanza sostenuta dalla difesa.

Per la Cassazione, l'esigenza di considerare in una luce diversa l'imprenditore che non paga il debito d'imposta è già all'attenzione della «dottrina» ed è «insorta da una globale situazione economica», cioè la crisi, che apre «spazi di manovra» per non considerare più come dovuta esclusivamente alla "mala gestio" del singolo imprenditore la «sopravvenuta crisi di liquidità dell'impresa». I giudici, in pratica, quando valutano il comportamento di un imprenditore in crisi che decide di pagare gli stipendi anziché le tasse, devono essere anche pronti a riconoscere la mancanza di dolo in chi compie questa scelta con la convinzione che i lavoratori necessitino dell'immediata corresponsione di «mezzi di sostentamento necessari» per le loro famiglie.

Giovedì 15 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 09:02
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