Roma, maxi sequestro della GdF da 11 milioni a imprenditore online: capitali all'estero e quattro ville
di Emilio Orlando

Roma, maxi sequestro della GdF da 11 milioni a imprenditore online: capitali all'estero e quattro ville

Denaro e beni distratti dai fornitori e dai dipendenti licenziati dopo la bancarotta ed il fallimento, reinvestiti in beni mobili, polizze bancarie e società intestate a “teste di legno” per continuare ad evadere. Cinque milioni di euro versati in contanti in una banca di San Marino e schermati da una fiduciaria che ne nascondeva la reale provenienza. Due ville a Fiano Romano, in provincia di Roma, e due al mare nel teramano, polizze vita per centinaia di migliaia di euro, automobili e conti correnti bancari. “Gordo”, “Ciocca” e “Vestina” i nomi in codice dei tre libretti al portatore cifrati dove era custodito il tesoro sequestrato dalla finanza. Dopo la sentenza della corte d'Appello capitolina, i beni della famiglia Dezi, attiva nel campo dei prodotti tecnologici e nelle vendite online, prima sequestrati e poi confiscati, passano nelle mani dello Stato.

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Nel processo di primo grado, il tribunale per le misure di prevenzione di piazzale Clodio, aveva già emesso una sentenza che stabiliva che il patrimonio accumulato da Walter, Federico e Alessandro Dezi, insieme a quello intestato a Carla Bigelli proveniva da «un fascio di condotte illecite» tra cui l' evasione fiscale, la bancarotta e reati fallimentari. In particolare le indagini specializzate dei finanzieri del Gico del nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale di Roma, attraverso l’interposizione di società sammarinesi, gli imprenditori inquisiti, gestivano le imprese operanti nel settore del commercio all’ingrosso e delle vendite on line di prodotti tecnologici, distraendone il patrimonio anche mediante il trasferimento di ingenti fondi all’estero, prima di intestarle, quando queste erano in stato di grave insolvelza, a prestanomi che continuavano comunque a garantire un elevato tenore alla famiglia Dezi, anche dopo il fallimento e la bancarotta. Oltre agli immobili e alle somme di denaro, sono state confiscate due autovetture e l’intero patrimonio di 3 società, che comprende anche il marchio Diunamai, utilizzato per la vendita di prodotti elettronici. In attesa della pronuncia della Corte di Cassazione i beni rimarranno nella disponibilità dello Stato
Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Luglio 2020, 17:02
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