Roma, smascherati i furbetti dei rimborsi Covid: 110 milioni intascati per spese aziendali mai fatte
di Emilio Orlando

Roma, smascherati i furbetti dei rimborsi Covid: 110 milioni intascati per spese aziendali mai fatte

Blitz della Finanza. Un piccolo panettiere ha avuto un milione di rimborsi

Una truffa allo Stato da 110 milioni di euro, consumata grazie a un raggiro ai danni dei bonus per il rilancio post pandemia. Tredici i professionisti (avvocati e commercialisti) finiti nel mirino della procura Capitolina: in pochi mesi erano riusciti a trasformare in denaro contante i bonus per locazioni, adeguamento luoghi di lavoro, quello per le sanificazioni, per le mascherine fino a quello per le vacanze.


Crediti d’imposta che erano stati riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate, ma che in realtà riguardavano spese mai sostenute. 
Così il gruppo di “furbetti”, smascherato dal nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma, è riuscito a frodare il Fisco. 
Le indagini dei pubblici ministeri Maria Sabina Calabretta e Alessandro Di Taranto sono partite dopo la segnalazione dell’Agenzia delle Entrate che, dopo alcune verifiche, ha scoperto appunto la maxi frode. Per mettere in atto la truffa era semplicissimo: bastava un click. Il commerciante o l’imprenditore inoltrava al Fisco una richiesta di rimborso per spese milionarie, in realtà mai sostenute. Un esempio? I finanzieri hanno individuato un fornaio, titolare di una piccola bottega per la vendita del pane, che aveva ottenuto un credito d’imposta di un milione duecento mila euro. E il titolare di un internet point che aveva aveva avuto 900mila euro a fronte di costi mai sostenuti. 


Il decreto di sequestro della procura ha riguardato la società romana “Crescita Italia srl”, le cui quote societarie appartengono interamente alla “Molinaro e Molinaro Holding”. «Liquidità mediante lo smobilizzo di crediti di imposta derivanti da norme speciali»: così sul sito internet (sequestrato dal Gico della Finanza) venivano pubblicizzate le attività della società “Crescita Italia Srl”, che aveva ceduto crediti a Poste Italiane (quest’ultima parte offesa nell’inchiesta). 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Novembre 2021, 08:58
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