Roma, astice in bella vista sul ghiaccio: ristoratore di Campo de' Fiori rinviato a giudizio per maltrattamento di animali

Astice in bella vista sul giacchio; ristoratore di Campo de' Fiori rinviato a giudizio per maltrattamento di animali

di Emilio Orlando

Teneva sull'espositore del pesce fresco nel suo ristorante a Campo de' Fiori, pieno centro di Roma, due astici con le chele legate e otto granchi. Erano messi in bella vista su un carrello e adagiati su uno strato di ghiaccio pronti ad essere cucinati per i clienti che li ordinavano. Ma una giovane guardia zoofila ha segnalato, al presidente dell'associazione di volontariato dove è iscritta che forse quei crostacei erano tenuti in uno stato di crudeltà e stavano subendo gravi sevizie.

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Così per il titolare del locale in pieno Centro Storico è scattata la denuncia ai sensi dell'articolo 544-ter del codice penale per il reato di maltrattamento di animali. Per l'uomo al termine dell'udienza davanti al Gup dove oggi è stata scolta la riserva è stato chiesto il rinvio a giudizio con l'imputazione coatta, dopo che il pubblico ministero ne aveva chiesta l'assoluzione. 

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A nulla sono valse le giustificazioni del gestore dell'attività commerciale, un trentasettenne etiope, che ha spiegato ai volontari che quella prassi è consueta in tutti i ristoranti e che non esiste alcuna norma che vieta l'esposizione di crostacei vivi.

Secondo l'informativa di reato dei “detective” della protezione animali che hanno inviato alla procura di Roma, il maltrattamento animale si configura proprio perché oltre ad essere proibita dai regolamenti di polizia urbana e da norme regionali, integra proprio tale fattispecie di reato. In quell'occasione tutto il pesce in esposizione è stato sequestrato. 

 «Fa sorridere - ha commentato il legale del ristoratore imputato, Marco Mariscoli  - come in assenza di una precisa norma che vieti e proibisca di esporre il pesce vivo e fresco in bella vista, il tribunale di Roma, rinvii a giudizio un imprenditore per una consuetudine adottata in tutti i ristoranti. Ci batteremo e dimostreremo come in questo caso il maltrattamento di animali non si configura perché non ci sono gli estremi».

Ci sono stati casi analoghi in cui i giudici si sono trovati a valutare posizioni processuali simili; a Vicenza, per esempio, assolsero uno chef stellato con la seguente motivazione: «I crostacei non elaborano la sofferenza, inoltre il ghiaccio ha la funzione di sedativo». I giudici di Firenze invece hanno condannato un ristoratore perché teneva esposti crostacei vivi con le chele legate con un elastico. 

Il ristoratore, in caso di condanna, rischia fino a un anno e mezzo di carcere.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 Luglio 2021, 20:53
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