Rino Barillari, il re dei Paparazzi a nudo: «La mia Dolce Vita da via Veneto fino al Maxxi»

Rino Barillari, il re dei Paparazzi a nudo: «La mia Dolce Vita da via Veneto fino al Maxxi»

Rino Barillari, è arrivato al museo: una mostra al Maxxi
«Sì, sono molto emozionato per questo è il riconoscimento di una carriera lunga 60 anni».
Cosa significa essere il King dei paparazzi?
«Arrivare prima di tutti, trovarsi nel posto giusto e scattare. Tanto. Sempre».
E come si arriva prima?
«La vede quella poltrona (indica con un dito verso una sedia di vimini che sembra un cobra, ndr). Quello è il trono del King: lì ci sono tutte le mie cravatte annodate. E sa perché? In certi casi anche risparmiare i trenta secondi per fare il nodo serve ad arrivare per primi. E io, ve lo assicuro, raramente sono arrivato secondo su una foto».
Perché?
«Perché lo scatto è emoscion, emozione. Brivido. È la passione che si ha dentro: a 73 anni come oggi o quando ne avevo 10 e mi trovavo nel cuore della Roma della Dolce Vita, quella vera, quella che poi Fellini ha raccontato magistralmente nel suo celebre film».
Oggi però è fuori uso...
«A ragazzì, ancora per poco...».
Quella buca l'ha davvero mandata ko.
«Sono due mesi che ho le stampelle e tutti i giorni sono seviziato da un fisioterapista, ma sto tornando. Non mi hanno mai fermato botte, coltellate, calci, ossa e macchinette fotografiche rotte».
Quante gliene hanno fracassate?
«Di ossa o di macchinette?»
Entrambe le cose.
«Diciotto ossa, 165 ricoveri in ospedale e 76 macchinette, ma a guera è guera ».
 
 


Ne ha viste e immortalate di tutti i colori. Chi è stata la diva più inafferrabile?
«Sicuramente Brigitte Bardot. Mi ha fatto correre come un matto ma alla fine...»
Alla fine?
«Ho vinto io».
Crede alla fortuna?
«Credo nel lavoro, anche se un po' di scaramanzia serve».
Tipo?
«Se devo un bere un caffè ruoto sempre la tazzina per mezzo giro, pare che funzioni».
Ha dei riti?
«Non sono così metodico nella vita, diciamo, su una cosa non cambio mai: i posti dove andare a mangiare».
Ce li dica.
«Da Pierluigi a piazza dei Ricci, da Peppino Nardiello in piazza Sforza Cesarini, Camponeschi a piazza Farnese, la Dolce Vita a piazza Navona e se sto a via Veneto la tappa fissa è l'Harry's Bar».
Di recente ha fotografato Asia Argento col giornalista francese Hugo Clement. Poco dopo, l'allora compagno dell'attrice, lo chef Anthony Bourdain, si è suicidato. Ci pensa ancora?
«Asia Argento è un'artista molto più apprezzata all'estero che in Italia. Quando l'ho vista avvinghiata con quel giornalista francese, non potevo non scattare. Non pubblicare, mi rovini, mi aveva detto. Ma è evidente che, se dovessi fermarmi ogni qual volta mi dicono frasi del genere, smetterei di fare questo mestiere».
Dio perdona, Barillari no, insomma...
«Diciamo che le mie foto perdonano meno...».
Come chiama la sua macchinetta fotografica?
«Lilli, che sarebbe il diminutivo di Antonella (sua moglie, ndr): perché la fotografia è amore e non potevo non chiamare la mia macchinetta col nome diverso dalla persona che più amo».
 
 


Chi proprio non sopporta?
«Non porto rancore per natura, certo però che Chiara Ferragni poteva evitare di mandarmi i gorilla fuori dal suo ristorante».
L'hanno fatta allontanare?
«Diciamo che gliel'ho fatto credere: ecco lady Fedez (ci mostra la foto, ndr.)».
Chi adora?
«Tutti quelli che dopo uno scatto mi regalano un sorriso».
Lo scatto della vita?
«Il Papa che gioca a bocce».
Quello mancato?
«Il King non manca mai».
riproduzione riservata ®
Ultimo aggiornamento: 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA