Peste suina, allarme a Roma: 14 carcasse di cinghiali, l'origine forse nei rifiuti mangiati

Peste suina, allarme a Roma: 14 carcasse di cinghiali, l'origine forse nei rifiuti mangiati

di Mario Landi


È allarme peste suina a Roma. Ieri sono state trovate 14 carcasse di cinghiali morti. E la Regione Lazio ha dato l'ok agli abbattimenti selettivi invocati anche dal sottosegretario alla salute Andrea Costa come deterrente per «contenere la diffusione del virus». Due nuovi casi sospetti sono stati individuati, su 16 campioni, nella stessa area interessata dalla zona rossa, decisa da un'ordinanza della Regione Lazio, e dove ieri è partita l'installazione di reti metalliche per contenere la discesa degli ungulati nei quartieri più urbanizzati di Roma nord. I campioni sospetti verranno inviati all'Istituto zooprofilattico di Perugia per la definitiva conferma.

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Ora la corsa a contenere il virus serve anche a scongiurare che la malattia varchi il Grande Raccordo anulare, dunque si tenta di circoscriverla in un'area più controllabile: le indagini - spiega il commissario straordinario per la peste suina, Angelo Ferrari - hanno anche evidenziato come l'origine del virus romano possano essere i rifiuti mangiati dagli animali, dunque un'origine diversa dai casi di Piemonte e Liguria. Anche per questo la Regione Lazio ha deciso per l'opzione abbattimenti selettivi «per non permettere che questa epidemia possa espandersi», ha detto il capo di gabinetto della Regione Andrea Napoletano. Parole che hanno scatenato la reazione degli animalisti che chiedono misure «scientifiche», di agire «sui rifiuti».


Nella Capitale il piano di contenimento degli ungulati è partito ieri: nel Municipio XV, zona nord che comprende anche il parco dell'Insugherata, si è dato il via all'installazione delle reti volute dal comune di Roma. Gli ultimi avvistamenti di cinghiali a Roma, dove si contano 20mila esemplari compresi i territori provinciali, sono stati in quartieri adiacenti al centro, ovvero i Parioli e Trieste-Salario. Ma il problema non è solo nella Capitale, anche perché l'Italia conta 2,3 milioni di cinghiali, anche «Liguria e Piemonte -ricorda il sottosegretario Andrea Costa- stanno mettendo le reti laddove ci sono stati avvistamenti». Ma le reti non sono sufficienti. Con lo spettro di un'origine dai rifiuti mangiati dagli ungulati il Campidoglio è pronto ad agire sulla spazzatura ingabbiando i cassonetti nelle zona rossa, ovvero i 5000 ettari di area infetta dove è proibito fare pic nic e dare cibo agli animali.


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Ultimo aggiornamento: Martedì 10 Maggio 2022, 10:44
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