Omicidio Diabolik, pax mafiosa a Ostia: arrestati Salvatore Casamonica e un avvocato
di Emilio Orlando

Omicidio Diabolik, pax mafiosa a Ostia: arrestati Salvatore Casamonica e un avvocato

 Svolta nel caso dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, ucciso con un colpo di pistola lo scorso 7 agosto nel parco degli Acquedotti di via Lemonia a Roma. Le indagini della procura capitolina, intorno la morte del capo ultrà della Lazio, condotte dalla squadra mobile e dalla guardia di finanza, hanno portato alla luce uno spaccato di affari criminali legati al mondo della droga.
 
 


I magistrati di piazzale Clodio hanno emesso due misure, notificate dalle fiamme gialle, nei confronti di un professionista e di un appartenente ad una famiglia malavitosa romana. I due, un’avvocatessa romana Lucia Gargano e Salvatore Casamonica, sono indagati per il reato di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso (articoli 110 e 416-bis del codice penale).

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I due, in concorso tra loro e con Fabrizio PiscitellI avrebbero contribuito concretamente al perfezionamento di un accordo finalizzato a stabilire la pace fra il clan mafioso Spada e un altro gruppo criminale operante a Ostia, capeggiato da Marco Esposito detto Barboncino contribuendo, in tal modo, a conservare la capacità operativa degli stessi Spada.

In virtù del momento di difficoltà del clan Spada, l’organizzazione riconducibile al “barboncino” aveva intenzione di “riprendersi” Ostia con atti di forza e di alto impatto sulla cittadinanza: in appena tre giorni venivano infatti perpetrati tre distinti atti intimidatori nei confronti di persone vicine agli Spada: il 23 novembre 2017 venivano gambizzati Alessandro Bruno e Alessio Ferreri (quest’ultimo fratello di Fabrizio, cognato del detenuto Ottavio Spada) due giorni dopo, il 25 novembre 2017, venivano esplosi colpi di arma da fuoco contro la vetrina del bar “Music” a Piazza Gasparri a Ostia, nella disponibilità di Roberto Spada lo stesso 25 novembre altri colpi d’arma da fuoco venivano esplosi in via Forni verso la porta di casa di Silvano Spada, nipote del boss Carmine detto “Romoletto” e di Roberto Spada.

Nel mondo criminale romano questa vicenda aveva una tale eco da diventare tema di discussione per mesi: se ne trovano tracce anche tra le righe dell’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione “Maverik”, che il legale leggeva con preoccupazione ad un suo conoscente. In quelle pagine spiccavano ai suoi occhi alcune frasi di Fabio Di Francesco che, parlando di “Barboncino”, raccontava come solo l’intervento pacificatore di Piscitelli avesse potuto mettere fine ad una faida destinata, altrimenti, a mietere molte vittime:
«Romoletto (Carmine Spada) gliel’hanno apparato Diabolik e Fabietti».
Ultimo aggiornamento: Venerdì 14 Febbraio 2020, 15:21
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