Naturalmente, il convegno del Messaggero. Cusenza: «Non tassare ma incentivare»

di Alvaro Moretti
Naturalmente si può fare. È qualcosa più di un titolo, uno slogan ad effetto. È l’unica cosa che possiamo fare. Il convegno di oggi all’Ara Pacis, seguito ideale dell’evento sull’Economia Circolare organizzato dal Messaggero il 30 ottobre scorso, mette insieme chi opera nei vari settori della ricerca e dell’impresa, utenti e produttori di beni e servizi, che concorrono per quello che nel sottotitolo della chiamata al dibattito è nelle cose: armonia nella crescita.

«Si tratta di temi - ha spiegato in apertura del convegno il direttore del Messaggero, Virman Cusenza - a cavallo tra ambiente e sviluppo, sostenibilità e sviluppo. Con questo evento poniamo l’accento su comportamenti che dovrebbero portare l’impatto zero per le attività umane, dalle costruzioni al cibo».

«Bisogna non tassare ma incentivare - ha aggiunto - significa come chiesto anche MES, defalcare dai bilanci gli investimenti green. Se questo non avviene il Paese si indebita per realizzare uno sviluppo green. È un cambio di mentalità che però è quanto mai necessario per dimostrare che la sostenibilità conviene». 
 


Ha parlato di due sfide principali invece il professor Riccardo Valentini, docente di ecologia presso l'università della Tuscia, premio nobel per la pace nel 2007 con Al Gore e il suo centro di ricerche per il lavoro svolto sui cambiamenti climatici. «Una demografica - ha spiegato - Siamo in una situazione un po’ critica per una crescita della popolazione mondiale molto elevata. Negli anni ’60 eravamo 3 miliardi ora siamo 7 miliardi e nel 2050 saremo 9 miliardi. Ad aumentare però sono soprattutto i cittadini. Nel 2050 saranno 80% a vivere in città, mentre nel 2010 eravamo al 50%. E questo ci spinge un po’ a ripensare all’homo Urbanus come lo chiamo io per differenziarlo all’Homo sapiens. È un cittadino che produce molti rifugi, mangia poco a casa, si sposta molto e tante altre ragioni di differenza rispetto all’attualità».

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«La seconda sfida che abbiamo davanti è la terra, cioè quanta terra abbiamo a disposizione - ha aggiunto - Abbiamo ridotto la quantità di terra a disposizione pro capite per fare spazio all’agricoltura e oggi consumiamo il 73% delle emerse non coperte dai ghicacci. Per sostenere la nostra popolazione dal punto di vista alimentare. Tutto questo a scapito del capitale naturale del pianeta. Ogni anno 13milioni di ettari di deforestazione tropicali. Se consideriamo che in Italia ce ne sono 10milioni, ogni anno perdiamo nel mondo l’intera Italia».

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«A ciò vanno aggiunte le disuguaglianze sociali e soprattutto il cambiamento climatico. Quello che sta facendo l’uomo è incontrovertibile. Sta aumentando la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera e producendo un riscaldamento di 0,87 gradi in più rispetto all’era pre-industriale. Nel Mediterraneo siamo a 1,5 già gradi».

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«Ci sono delle soluzioni che possono essere “cominciamo a includere l’esternalità”. Non può essere che un pomodoro attento alla sostenibilità costi di più rispetto a quello di un’azienda che inquina. Queste logiche sono esterne al PIL ma bisogna internalizzarle. Possono esserci incentivi ad esempio come suggerito dal Direttore. Un altro tema è convincere le persone a mangiare meglio - ha concluso Valentini - Non abbiamo una food policy in Italia ma dovremmo averlo soprattutto sui luoghi di lavoro, dove ormai mangiamo sempre più spesso rispetto a casa. Questo è un tema etico in cui dovrebbero intervenire le istituzioni. Soprattutto bisogna moderare i nostri consumi e bilanciarli. Riducendo da 5 volte a settimana il consumo di carne rosse a 2 per avere un impatto del 30% sul riscaldamento globale
».




 
Mercoledì 11 Dicembre 2019, 00:15
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