Manuel, chi sono i finti boss che gli hanno sparato: sui social orologi d'oro e pistole
di Raffaella Troili

Manuel Bortuzzo, chi sono i finti boss che gli hanno sparato: sui social orologi d'oro e pistole

Dito medio e foto dei neonati. Orecchini, anelli e rolex daytona ostentati, tatuaggi ovunque, atteggiamenti da boss. Ecco chi ha sparato sabato scorso a Manuel Bortuzzo: si chiamano Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, 24 e 25 anni. Entrambi hanno appena avuto un figlio.

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Due vite allo specchio, stesso giro di amici, mogli-ragazzine more e belle unite per la pelle, ora entrambi si erano fatti crescere la barba forse per sembrare giovani papà. Per poi la notte ritornare dementi e strafatti, da Acilia ad Axa in sella a uno scooter, per vendicare chissà che, quale onta subita, perché ai coatti di quella razza basta poco per offendersi. Un rifiuto, un sorpasso, un'occhiata, un no.
 
 


Eccoli insomma i vendicatori della notte. Pancetta, per niente atletici come il giovane che hanno paralizzato, ma borsello griffato, catena d'oro, sguardo lesso come l'erba che pubblicano su Facebook. Non hanno fatto in tempo a mettere la testa a posto i piccoli boss di Acilia, nonostante Lorenzo a gennaio sia diventato padre di un bambino mentre Daniel a novembre di una femmina.
Se Manuel frequentava la piscina di giorno, loro, calici in mano preferiscono posare a bordo vasca di notte, odiateme voi che io c'ho da fa scrive del resto Marinelli mentre a giugno posa con un amico dietro le inferriate di una finestra come se fossero carcerati.

COMPAGNI DI VITA
Lorenzo aveva sposato la fidanzata di una vita, Daniel conviveva ancora, due storie serie, tra amici di sempre. Bazzano il 27 gennaio è colpito da una notizia che pubblica sui social: I gemelli rapinatori protetti dal Dna (è troppo simile dobbiamo assolverli).
Sul petto ha scritto Tutto passa e una pistola tatuata, i corpi di entrambi sono un disegno senza fine, dalla testa in giù, ma questo fa parte del contesto, dell'esser duri, di quelli hanno una vita difficile e vengono dalla strada. Suo padre, a pensar male, in questi giorni viene il sospetto che sapesse o sospettasse, perché pur interessato alla scomparsa di cani, gatti e sconosciuti sulla sua bacheca non c'è un accenno alla tragedia che si è compiuta poco lontano da casa sua.
Sulla bacheca del figlio concetti semplici, buoni per tutte le stagioni: «Se pe' vive devi striscià, allora arzate e muori». Una foto di Lupin, una di Mussolini e tanti gruppi di amici, gite al mare, serate nei pub, abbracci voraci alle ragazze.

UN COGNOME PESANTE
Lorenzo Marinelli sembrava essersi dato una ripulita, aveva messo la testa a posto con quel figlio nato i primi di gennaio. Un cognome pesante il suo. Stefano Marinelli, pare fosse lo zio, era il boss di Acilia legato ai clan Guarnera e Iovine morto i primi di gennaio del 2017 mentre stava scontando a Rebibbia una condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti. «Era un pilastro della comunità», disse un nipote sul pulpito. Fu un protagonista della rete criminale del litorale romano.
Chissà i due vendicatori della notte se si sono ispirati alla serie tv Suburra, al traffico di droga e alle faide criminali tra clan che coinvolgono proprio la vicina Ostia raccontati già nel romanzo che ha ispirato anche un film. Chissà se invece tra le pareti domestiche non abbiano maturato la decisione di costituirsi perché il giochetto dell'altra notte pesava troppo sulla coscienza, dentro due case piene di vita nuova.

LA RABBIA SUI SOCIAL
Intanto sui social, le bacheche di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano sono state riempite di insulti che loro, chiusi in carcere, non possono vedere. «Siete buoni solo a fare figli ma poi a mantenerli onestamente non se ne parla proprio»; e «a Manuel le gambe per camminare chi gliele restituisce... maledetti... ergastolo!». Ancora: «Avete rovinato la vita a un ragazzo, dovete marcire in galera». Qualcuno chiede: «Per quale motivo giocate a fare i boss?». Già, chissà.
 
Giovedì 7 Febbraio 2019, 08:30
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