Luca Barbarossa: «Una serata tra amici, il mio concerto a Roma con Neri Marcoré»
di Paolo Travisi

Luca Barbarossa: «Una serata tra amici, il mio concerto a Roma con Neri Marcoré»

in concerto come una serata tra amici, chiacchiere e racconti con la chitarra in mano. Anzi Una chitarra per due. Luca Barbarossa e Neri Marcorè, si ritrovano sul palcoscenico de Parco della Musica, per festeggiare un’amicizia lunga dieci anni, fatta di progetti e passioni condivisi. 

Morandi, Mannoia. De Gregori, incontri importanti nella sua vita. Si direbbe che lei sia un ottimo amico?
«Ho avuto fortuna nel trovare amici di talento artistico e valore umano, il cammino accanto a persone così è più leggero. Non tradirei mai un amico».

In Una chitarra per due, ritrova Neri Marcorè. Non è solo un concerto?
«Con Neri non è mai solo un concerto, d’altronde ora è più cantante di me. Si spazia nei racconti di vita, conditi con satira e comicità. Ci piace condividere momenti vissuti sul palco e fuori».

Ci anticipa un aneddoto?
«Mi diverte molto parlare degli inizi, quando nessuno ti filava, di quando sei ragazzo e non sai se credere in te. Speri di entrare in un mondo che non sai ancora se ti appartiene».

Amatrice nel cuore e Risorgimarche, due progetti, che in comune hanno la tragedia del terremoto. Che significato ha avuto cantare in questi luoghi?
«Ho sempre cercato di restituire l’affetto ricevuto in termini di partecipazione alla vita sociale. Non viviamo in una torre d’avorio, tutto ci riguarda, quelle tragedie sono ferite che non guariscono. Il minimo è far sentire la vicinanza».

Cantava Roma spogliata. Spogliata da cosa oggi?
«Ultimamente ci sono i terrapiattisti (ride, ndr), ma evidentemente non girano in motorino a Roma perché qui la terra non è piatta».

Città ancora accogliente?
«Questa guerra tra persone in difficoltà è un incattivimento dovuto a situazioni sempre più difficili. Ma Roma è de tutti come dico nel mio album. Si può nascere o diventare romani, come Federico Fellini, che l’ha descritta meglio di tanti». 

Il film più bello su Roma?
«Quelli di Luigi Magni, dove raccontava la Roma papalina e repubblicana, una parte di dignità del passato che in pochi conoscono».

A proposito del suo ultimo album in romanesco. Un omaggio alla lingua o alla città?
«Un atto d’amore per Roma, trattata male dai suoi stessi abitanti. Il disco è controcorrente, racconta la positività, l’ironia, la battuta tra amici da osteria, la giocosità e non i problemi».

Le hanno mai proposto di fare il giudice in un talent?
«Sì, ma spesso è inconciliabile con Radio 2 Social Club il programma radio che conduco. Nel talent fai parte di un carrozzone guidato da altri, in radio lo guido io e se devo andare a sbattere, ci vado io. È bello vivere la musica live senza competizione e gare».

Ha iniziato come musicista di strada e si spostava in autobus. Oggi?
«È meglio che andiamo a piedi. L’unico mezzo pubblico che funziona so’ le fette».
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 9 Maggio 2019, 09:20
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