Gaia e Camilla, morte a Corso Francia. Il perito: «Non erano sulle strisce, è concorso di colpa»

di Enrico Chillè
«La tragedia di Gaia e Camilla è dovuta ad un concorso di colpa». Lo ha stabilito la perizia disposta dal pubblico ministero che sta indagando sull'incidente di corso Francia del 22 dicembre scorso, quando le 16enni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli furono travolte e uccise da un suv guidato da Pietro Genovese, ventenne figlio del regista Paolo.

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Nella perizia, depositata in Procura a Roma, è stata ricostruita la dinamica dell'incidente. «Le ragazze sono sbucate dal buio e hanno attraversato lontano dalle strisce. Era difficile vederle, soprattutto per un'auto che correva a quella velocità. L'incidente poteva essere evitato se l'auto fosse andata piano e se Genovese non si fosse ritrovato in uno stato d'alterazione», si legge nell'analisi del perito. Ora che è stato stabilito il concorso di colpa, restano ancora degli interrogativi: in percentuale, quanto l'incidente è da attribuire a Pietro Genovese e quanto alle due adolescenti?

Il ventenne, sin dal 26 dicembre, è ai domiciliari con l'accusa di duplice omicidio stradale ed ha sempre spiegato di non aver fatto in tempo a vedere le due ragazze, negando però di aver viaggiato a velocità sostenuta, essendo partito poco prima da un semaforo rosso. Nella perizia, tuttavia, è confermata la velocità elevata: per ricostruire la dinamica dell'incidente, l'11 febbraio era stata chiusa la strada, con i periti della Procura e delle parti che hanno utilizzato strumentazioni in 3D. Serviva fare chiarezza anche di fronte a testimonianze divergenti, raccolte dal II gruppo della Polizia di Roma Capitale.

A meno di due mesi di distanza, la perizia è giunta in Procura e a breve potrebbe arrivare la richiesta di giudizio immediato per Pietro Genovese: al giovane viene contestato lo stato di ebbrezza ma non l'assunzione di stupefacenti, dal momento che le analisi non permettono di accertarne il momento preciso.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 9 Aprile 2020, 08:47
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