Fanny Ardant presenta alla Festa del Cinema di Roma il film La belle époque
di Michela Greco

Fanny Ardant: «La belle époque? Ho nostalgia anche dei momenti infelici»

ROMA - Perfida, ma con un retrogusto di tenerezza. Aggressiva, ma piena di passione per la vita. Nell’ultimo ruolo (finora) di una carriera strepitosa in cui ha recitato per Truffaut e Scola, per Ozon e Sorrentino, Fanny Ardant è Marianne, moglie/antagonista di Victor (Daniel Auteuil) in La belle époque di Nicolas Bedos, applaudito al festival di Cannes e ora alla Festa del Cinema di Roma, prima dell’arrivo al cinema il 7 novembre. 

Il rapporto che li lega è tutto fatto di contrasti: lei è proiettata verso il futuro, lui incastrato in un passato idealizzato; lei è insofferente verso il suo immobilismo di oggi, lui non fa che ricordare con nostalgia il batticuore che provavano da ragazzi. Per questo Victor coglie al volo l’occasione offerta da uno strano imprenditore (Guillaume Canet) che ricostruisce pezzi di vita grazie a scenografie e comparse e decide di lasciarsi trasportare in quel maggio 1974 in cui incontrò lei, l’ormai ex amore della sua vita, che in questo tuffo nel passato ha il volto di Doria Tiller. «La nostalgia? Non è una malattia, ma al contrario una ricchezza - dice sicura l’attrice - È un modo per rimanere vivi, per non cancellare il passato e la sua verità. Il passato sommato al presente compone un bel mix». Rispondendo in un italiano sussurrato con un soave accento francese, Fanny Ardant si rivela più dubbiosa quando le chiedono quale momento del passato vorrebbe rivivere: «Ce ne sono tanti, è difficile dirlo, ma credo che vorrei rivivere anche i momenti infelici, perché sono quelli da cui si impara di più». 

Non è un caso se poi si ritrova a citare una frase di Cervantes che l’ha colpita, letta nell’incarto di un cioccolatino: «Non esiste amore sprecato» e se, nella sua filosofia di vita ha un posto importante la necessità di “tuffarsi e non avere paura”. Sul fronte tecnologico, invece, mentre la sua Marianne si infila il visore e si fa un viaggetto in realtà virtuale prima di addormentarsi, lei si definisce “una donna delle caverne. Certo, so usare il telefonino e il computer - dice - ma non conosco i social e non voglio nemmeno imparare”.
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Lunedì 21 Ottobre 2019, 07:45
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