L'esposizione "Colori dei Romani" alla Centrale Montemartini apre il calendario delle nuove mostre capitoline
di Valeria Arnaldi

L'esposizione "Colori dei Romani" alla Centrale Montemartini apre il calendario delle nuove mostre capitoline

Le tessere gialle a segnare le murature, quelle bianche utilizzate per i vani, le verdi per le vasche, le azzurre per i canali idrici, le rosse per le finestre. E addirittura i numeri, che potrebbero fornire indicazioni sulle misure degli ambienti. C’è anche un mosaico pavimentale in cui è rappresentata la planimetria di un edificio, un unicum nel suo genere datato intorno alla metà del III secolo d.C., tra i tesori riuniti nell'esposizione “Colori dei Romani. Mosaici dalle Collezioni capitoline”, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,  ospitata alla Centrale Montemartini dal 27 aprile al 15 settembre.

 

La mostra segna, di fatto, l’avvio della nuova stagione espositiva romana, con i musei riaperti, in un intenso calendario di appuntamenti, segnato da numerose novità. Prima tra tutte, proprio l'esposizione alla Centrale Montemartini. L’iter, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nadia Agnoli e Serena Gugliemi, ripercorre momenti della storia cittadina e pure del suo gusto, attraverso una selezione di mosaici dalle collezioni capitoline, appunto, perlopiù poco noti al grande pubblico. Articolata in quattro sezioni, la narrazione espositiva prende le mosse da storia e tecnica del mosaico a Roma per poi andare alla scoperta dei lussi nelle dimore romane tra la fine dell’età repubblicana e l’età tardo-antica, con le “vedute” offerte da affreschi e mosaici. Analisi e percorso proseguono , indagando gli spazi del sacro, con la basilica Hilariana, e quelli  funerari. Il progetto è articolato, il racconto suggestivo. I motivi decorativi, anche grazie all’accostamento con affreschi e sculture provenienti dai medesimi edifici, si fanno spunto per rileggere la società romana, tra il I secolo a.C. e il IV d.C. E, a ben guardare, pure oltre. La documentazione relativa ai vari scavi, infatti, consente di spostarsi avanti nei secoli, per osservare le trasformazioni urbanistiche che hanno segnato la storia di Roma, tra fine Ottocento e inizi Novecento, in un trionfo di nuove costruzioni che ha portato pure a grandi scoperte archeologiche.

 

Ecco allora il grande mosaico policromo a cassettoni, scoperto presso la Villa Casali al Celio ma anche lo scenografico mosaico parietale proveniente dalla domus Claudius Claudianus, che rappresenta la partenza da un porto, identificato con quello di Alessandria, di una nave a vele spiegate con i marinai al lavoro, riconducibile alla flotta che trasportava il grano dall’Egitto verso Roma. A documentare la ricchezza della residenza - riportata alla luce tra 1875 e 1901 nel corso dei lavori per l’apertura di via Nazionale - sono pure sculture e oggetti di arredo, qui esposti per la prima volta. Ed ecco la Basilica Hilariana, sede del collegio dei sacerdoti addetti al culto di Cibele e Attis, i cui primi resti sono stati rinvenuti tra 1889 e 1890 durante gli scavi per la costruzione dell’ospedale militare del Celio. Sulla sua soglia, l’iscrizione: “A chi entra qui, e alla Basilica Hilariana, siano gli dèi propizi”. A chiudere l’iter, la decorazione sepolcrale, proveniente da contesti funerari nelle aree suburbane della città. Alcuni dei mosaici nel percorso sono già stati presentati in una mostra allestita in tre sedi dell’area balcanica: National Archaeological Institute with Museum at the Bulgarian Academy of Sciences a Sofia, Galleria Nazionale dell’Armenia a Jerevan, Museo della Georgia Simon Janashia di Tbilisi.

 

Non solo mosaici.

 

Nuova apertura anche al Museo di Roma in Trastevere, dove da oggi sono visitabili due esposizioni fotografiche. “Chiamala Roma. Fotografie di Sandro Becchetti 1968 - 2013” punta l’attenzione sulla visione poetica della città colta e documentata da Becchetti nella lunga ricerca dedicata all’Urbe. “Luciano D’Alessandro. L’ultimo idealista”, invece, indaga la produzione del fotografo, tra i massimi esponenti del reportage sociale, in un percorso di oltre cento scatti realizzati in sessant’anni di carriera.

 

Al museo di Roma a Palazzo Braschi, il 4 maggio, aprirà “Nascita di una capitale. Roma 1870-1915”, con oltre 600 opere e documenti riuniti a raccontare la trasformazione dell’Urbe in Capitale, tra demolizioni e ricostruzioni mirate a disegnarne un nuovo profilo, senza trascurare ovviamente i mutamenti socio-culturali evidenti nella nuova dimensione di città fino ad arrivare alla prima guerra mondiale. 

Il giorno dopo, in occasione del bicentenario della morte di Napoleone, l’appuntamento sarà al museo Napoleonico per l’esposizione “Napoleone, ultimo atto. L’esilio, la morte, la memoria”, che, come si evince dal titolo, guarda alle ultimi fasi della vita dell’imperatore francese ma indaga anche la successiva mitizzazione della sua figura.  Stessa data, al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, per  “The Factum - Una realtà di spazio e tempo”, patrocinata dall’Ambasciata di Romania in Italia, con installazioni dell’artista Maria Nitulescu. 

 

Nuova edizione per “Back to Nature”. Dopo il “debutto” del progetto che lo scorso anno ha portato l’arte contemporanea all’aperto nel cuore di Villa Borghese, con interventi di Tresoldi, Mario Merz, Mimmo Paladino, nonché Andreco, Davide Rivalta, Grazia Toderi e Nico Vascellari, dal 12 maggio, nella seconda edizione, a confrontarsi con la Villa, dunque con la natura ma pure con edifici, opere, storia, saranno Loris Cecchini, Leandro Erlich, Giuseppe Gallo, Marzia Migliora, Michelangelo Pistoletto, Pietro Ruffo, Marinella Senatore e l’Accademia di Aracne. Il percorso sarà articolato tra Parco dei Daini e area di Piazza di Siena, e, anche questa volta, coinvolgerà il Museo Carlo Bilotti che per l'occasione aprirà con la mostra “Arte e Natura. Opere dalle collezioni capitoline di arte contemporanea”.  

 

Il programma di nuove aperture nei musei civici si fa ancora più intenso nella seconda metà di maggio. Si va da “Katy Castellucci, la Scuola Romana e oltre” al Casino dei Principi di Villa Torlonia, dal 13 maggio,  a “Nina Maroccolo. La Rivoluzione degli Eucalipti”, che, alla Galleria d’Arte Moderna, dal giorno seguente, vedrà un’installazione per i 70 anni del Mondial Earth Day. Poi, “Isole a Villa di Massenzio”, progetto artistico di Tommaso Strinati con la fotografa Anna Budkova e l’ausilio del video-maker Francesco Arcuri, che dal 20 maggio, ricostruirà la pianta odierna di Roma sulle sagome dei frammenti della Forma Urbis.

 

Le vetrate artistiche degli allievi della Scuola “Ettore Rolli” saranno in mostra, dal 25 maggio, con “Il Cinema in Vetro” al Museo delle Mura. Appena due giorni dopo  “Ciao maschio! Volti, potere e identità dell’uomo contemporaneo”, aprirà alla Galleria d’Arte Moderna, per riflettere sull’evoluzione - a tratti, anche involuzione - della figura maschile, attraverso circa cento opere, tra dipinti, sculture, video, installazioni, grafica.

 

Nell’anno delle celebrazioni per il settimo centenario della morte, non manca un omaggio ad Alighieri: Dal 28 maggio, il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, ospiterà “La Vita Nova: l’amore in Dante nello sguardo di dieci artiste”. Tra le artiste, Elisa Montessori, Giosetta Fioroni e Letizia Battaglia. 

 

Intanto si fa festa alla Galleria Borghese. E per due settimane. Ogni mattina, da oggi, alle 12, la direttrice Francesca Cappelletti, in alternanza con uno storico dell’arte o un restauratore del Museo, presenterà, in giorni diversi, due opere della collezione recentemente sottoposte a interventi diagnostici e di restauro: “Minerva in atto di abbigliarsi” di Lavinia Fontana, di cui ora, grazie gli interventi è possibile apprezzare i colori originali, e “Venere che benda Amore” di Tiziano, sulla cui realizzazione, grazie alle nuove analisi, sono emersi dettagli inediti.

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Aprile 2021, 20:46
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