Enrico Vanzina: «Con Netflix il mio Sotto il sole di Riccione in 190 Paesi. Ma il cinema pop non esiste più»
di Michela Greco

Enrico Vanzina: «Con Netflix il mio Sotto il sole di Riccione in 190 Paesi nel mondo. Ma il cinema pop non esiste più»

«Ormai i produttori sono dei poveracci che fanno i film con i soldi degli altri. Anche per questo non abbiamo più il cinema popolare». Non le manda a dire Enrico Vanzina, che domenica al Terni Pop Film Fest ha ritirato un premio alla carriera e tenuto una masterclass in cui ha ripercorso la sua carriera. Con il fratello Carlo, scomparso a luglio dello scorso anno, ha fatto la storia della commedia di costume italiana. Ora che l’altra metà della coppia creativa non c’è più, Enrico porta avanti il suo lavoro come “un’attività di famiglia”. Ora è in lavorazione il film Sotto il sole di Riccione, di cui ha scritto la sceneggiatura; come nel caso di Natale a 5 stelle (di cui aveva firmato il soggetto con Carlo), il film è destinato a Netflix.

È il secondo film che fa per Netflix. Il cinema sulle piattaforme streaming le piace?
«Al di là di tutte le polemiche che si possono fare sul cinema che non va in sala, Netflix e le altre piattaforme sono tra gli strumenti di diffusione dell’immagine e del racconto più importanti attualmente. Bisogna abituarsi culturalmente a tutto questo. Un film italiano che arriva in 190 Paesi non si era mai visto. Carlo ne sarebbe stato contento».

Come sarà Sotto il sole di Riccione?
«Una specie di Sapore di mare 36 anni dopo, ambientato nel presente. Si racconta un’estate di alcuni ragazzi giovani: la scoperta dell’amore, le delusioni, il tradimento, la seduzione e la crescita».

Recentemente è uscito il suo libro Mio fratello Carlo: vi racconta un uomo che ha fatto soprattutto commedia, ma parla della sua morte. Che colore ha questo libro?
«È un libro emozionante che, raccontando il dramma della sua malattia, potrebbe sembrare grigio, addirittura nero, invece è splendente di vita».

Racconta che Carlo poco prima di andarsene le ha detto “Tranquillo, ho avuto una vita meravigliosa”. Un dolce addio.
«Ho cercato sempre di proteggere Carlo, ma quando mi ha detto così ho capito che era lui a proteggere me. È vero che ha avuto una vita meravigliosa in cui ha fatto esattamente ciò che voleva: ha fatto il cinema, e l’ha fatto sul serio, dal primo giorno in cui ha iniziato a lavorare fino al momento in cui se ne è andato.»

Dopo la sua morte ha mai avuto un momento in cui ha pensato di smettere?
«Mai. Io lavoravo con Carlo, ma prima di noi c’era nostro padre Steno e sento la responsabilità di continuare: è come una piccola ditta la cui insegna resiste, perciò bisogna andare avanti».

Ripercorrendo a ritroso la sua carriera, c’è qualcosa che cambierebbe?
«L’unica cosa che cambierei è che vorrei essere andato via prima di Carlo».
Martedì 15 Ottobre 2019, 08:35
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